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Crisi: il caso Portogallo
Economia

Crisi: il caso Portogallo


Il Portogallo affronta a testa bassa l’ultima offensiva degli speculatori, e lo fa con una finanziaria che i sindacati definiscono “una dichiarazione di guerra ai lavoratori”. Il paese non riesce a coprire il suo debito, e i rendimenti sul breve e sul lungo periodo sono oramai quasi uguali. Dai mercati all’UE, tutti sono convinti che alla fine anche Lisbona avrà bisogno di attingere ai fondi di garanzia comunitari.

Venerdì il Financial Times (versione tedesca) aveva pubblicato indiscrezioni che parlavano di un piano di salvataggio del paese iberico simile a quello che si sta per varare per l’Irlanda. Una secca smentita era immediatamente arrivata da un funzionario dell’ufficio del primo ministro Socrates. Anche Barroso aveva negato duramente qualunque tipo di pressioni, contrattaccando chi sta lucrando su questa situazione. I riferimenti impliciti alla Germania, che a forza di stop and go e dichiarazioni ambigue sta danneggiando l’euro e aumentando i profitti del proprio export.

Il problema reale, che le pressioni ci siano state o meno, è che Lisbona ha il fiato sul collo di tutti gli operatori finanziari.

I mercati scommettono contro il Portogallo. I Credit default swap (cds, assicurazioni) sul debito del paese hanno raggiunto i 507,5 punti (l’Irlanda è a 600, la Spagna a 320). La differenza di rendimento sui titoli del paese a 6 e 10 anni è di circa mezzo punto, un’inerzia che da l’idea quanto poco appaia credibile che Portogallo ce la possa fare.
La situazione del paese preoccupa molto i vicini spagnoli, primi creditori di Lisbona per decine di miliardi di euro.

Riconquistare la fiducia degli investitori è quindi prioritario. La radicale manovra finanziaria appena approvata con i voti della minoranza di destra ha l’obiettivo di riportare il rapporto deficit-pil al 4,6%, contro il 9,3% raggiunto nel 2009 e il 7,3 di quest’anno.

Con un taglio del 5% degli stipendi pubblici e un’inasprimento fiscale lisbona conta di reperire più di 10 miliardi di euro. I due principali sindicati del paese si sono uniti dopo due decenni nella protesta di una manovra che sarà sicuramente efficace ma non sufficente. Come il collega Zapatero, Socrates incontrerà nei prossimi giorni i capitani d’industria del paese. L’idea è rilanciare quell’export senza il quale la ripresa rimarrebbe un miraggio.
Nell’effetto domino che secondo molti sta già colpendo l’europa il Portogallo potrebbe essere il prossimo tassello a cadere. Il paese sta pero’ combattendo con ogni mezzo affinchè ciò non avvenga, e l’epilogo è quanto mai incerto.

Daniele De Chiara

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