Crisi in Grecia: come salvarsi? - Notizie.it
Crisi in Grecia: come salvarsi?
Economia

Crisi in Grecia: come salvarsi?

La crisi greca ha riaperto la discussione sull'Europa politica e sulla sua sostanziale inesistenza

Unione Europea

La ripresa “assaggiata” dai mercati in seguito al varo del piano salva-euro, si è già esaurita, dimostrando come il mega assegno staccato da Fmi, BCE e Unione Europea non sarà probabilmente sufficiente per salvare l’Europa dalla crisi.
La moneta unica, infatti, è tornata a scendere, così che è logico che i cittadini comincino a chiedersi quale sarà il proprio futuro. Un futuro che si prospetta tutt’altro che roseo, visti i sacrifici che tutti gli Stati membri dovranno sopportare per rispettare il rigore e l’austerità che adesso campeggia in Europa.
In realtà non si è ancora capito che il problema principale degli Stati Uniti Europei risiede proprio nella non esistenza di un unine di tipo politico, una questione a lungo rimandata o “dimenticata” per salvaguardare gli interessi nazionali e le elite politiche, nonchè lo spirito patriottico di quei popoli, come i francesi, gli olandesi, i danesi e i greci, che non se la sentono di essere totalmente europei.
Così si sono create delle divergenze e delle contraddizioni profonde e la conseguenza è stata che il solco tra i popoli e chi li comanda si è allargato sempre di più, porando i Governi, che dovrebbero operare a nome dei cittadini, ad obbedire solo ai dettami delle banche e delle grandi realtà aziendali, in barba al loro vero dovere.
Cosa ci si poteva quindi aspettare, al momento dello scoppio della crisi in Grecia, da un sistema così traballante?
Solo caos e soluzioni di emergenza che lasciano il tempo che trovano poichè non si rendono ancora conto dei legami e dei vincoli che legano i cittadini europei, soprattutto dal punto di vista finanziario ed economico.
Siamo quindi tutti a rischio contagio?
Non è detto.

Quel che è certo è che si dovrebbe cominciare ad intervenire in maniera molto più seria e ponderata, non prestando denaro su denaro ma magari orchestrado delle politiche economiche molto più strutturate che in alcuni casi non dovrebbero avere paura di amettere che l’Europa non è forse ancora pronta per essere davvero una.
La ripresa “assaggiata” dai mercati in seguito al varo del piano salva-euro, si è già esaurita, dimostrando come il mega assegno staccato da Fmi, BCE e Unione Europea non sarà probabilmente sufficiente per salvare l’Europa dalla crisi.La moneta unica, infatti, è tornata a scendere, così che è logico che i cittadini comincino a chiedersi quale sarà il proprio futuro. Un futuro che si prospetta tutt’altro che roseo, visti i sacrifici che tutti gli Stati membri dovranno sopportare per rispettare il rigore e l’austerità che adesso campeggia in Europa.In realtà non si è ancora capito che il problema principale degli Stati Uniti Europei risiede proprio nella non esistenza di un unine di tipo politico, una questione a lungo rimandata o “dimenticata” per salvaguardare gli interessi nazionali e le elite politiche, nonchè lo spirito patriottico di quei popoli, come i francesi, gli olandesi, i danesi e i greci, che non se la sentono di essere totalmente europei.

Così si sono create delle divergenze e delle contraddizioni profonde e la conseguenza è stata che il solco tra i popoli e chi li comanda si è allargato sempre di più, porando i Governi, che dovrebbero operare a nome dei cittadini, ad obbedire solo ai dettami delle banche e delle grandi realtà aziendali, in barba al loro vero dovere. Cosa ci si poteva quindi aspettare, al momento dello scoppio della crisi in Grecia, da un sistema così traballante?Solo caos e soluzioni di emergenza che lasciano il tempo che trovano poichè non si rendono ancora conto dei legami e dei vincoli che legano i cittadini europei, soprattutto dal punto di vista finanziario ed economico. Siamo quindi tutti a rischio contagio?Non è detto. Quel che è certo è che si dovrebbe cominciare ad intervenire in maniera molto più seria e ponderata, non prestando denaro su denaro ma magari orchestrado delle politiche economiche molto più strutturate che in alcuni casi non dovrebbero avere paura di amettere che l’Europa non è forse ancora pronta per essere davvero una.

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