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Violentata dal bidello in seconda elementare: il racconto

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Una ragazza racconta dello stupro subito nei bagni della scuola elementare quando aveva sette anni. Perchè altre vitime non facciano il suo errore

Oggi ha sedici anni e dei sogni per il futuro. Ma per una ragazza, di cui non faremo il nome, non è stato facile riuscire a superare l’abuso subito nel bagno delle scuole elementari, quando aveva solo sette anni. La giovane ha deciso di scrivere a fanpage per raccontare la sua storia, e cercare di portare altre ragazze vittime di stupro a non fare il suo stesso errore, e a non sentirsi colpevoli degli abusi subiti.

Lo stupro perpetrato dal bidello

La ragazza racconta che tutto è successo a scuola, quando frequentava la seconda elementare. Un giorno come gli altri, ma quel giorno le scappava la pipì. E nonostante la mamma le dicesse sempre di evitare i bagni pubblici, quel giorno non ce la aveva fatta, ed era andata al gabinetto.

“Quando sono entrata c’era un bidello che stava pulendo un lavandino, sembrava che stesse per andare via, allora sono entrata in una delle toilettes e ho chiuso la porta” scrive.

Ed è stato allora che tutto è iniziato. “Non appena mi sono abbassata i pantaloni, lui l’ha spalancata. Mi ha preso e mi ha buttato a terra”.

La ragazza racconta di aver provato a reagire: “Ho urlato con tutta la voce che avevo, però, quasi subito, mi ha messo una mano sulla bocca per zittirmi, ha cominciato a schiaffeggiarmi e ha continuato per non so per quanto”. E prosegue: “Non sapevo neanche cosa stesse facendo, perché a sette anni non potevo capire.

Non so quanto tempo è durata, per me fu un’eternità, so solo che volevo che finisse”.

Racconta che ad un certo punto l’uomo la ha lasciata andare, ma non prima di averla minacciata: Se lo dici a qualcuno ti farò qualcosa di molto peggio”.

La ragazza racconta che al suo rientro in classe sia la maestra sia i compagni hanno notato che aveva la faccia arrossata e aveva pianto, ma lei – impaurita – si è inventata di aver sbattuto contro la porta del bagno.

Una storia sufficientemente credibile, che ha quindi poi raccontato anche alla madre.

Ma la giovane vittima spiega che nei giorni successivi la sua situazione è peggiorata: “Stavo male, avevo paura anche dei miei familiari, camminavo sempre a testa bassa, ed evitavo lo sguardo di tutti”.

Dopo quell’episodio racconta di aver cominciato a fare fatica a dormire, e a vedere la faccia di quel bidello in ogni volto che incontrava. “La sua fisionomia mi tormentava: era anziano calvo, con i baffi.

Da allora ho cominciato ad aver paura delle persone anziane”. Una paura che negli anni seguenti le è costata anche prese in giro da amici e compagni. Una situazione che racconta averla portata anche a pensare al suicidio. Un’idea fortunatamente scartata, perché spiega “Non dovevo dare il dolore della mia morte alla mia famiglia, non era giusto”.

Il racconto dello stupro alla famiglia

La ragazza racconta che la situazione è cominciata a migliorare solo dopo aver raccontato del suo stupro al suo ragazzo. Che la ha ascoltata, e le è rimasto vicino. E sopratutto la ha convinta a parlare con sua madre di ciò che le era successo. “Era il giorno in cui ricorreva quell’episodio, il nono anniversario” dice. “Ero a piangere sul letto e le ho scritto un messaggio dove le raccontavo dello stupro. Appena lo ha letto è corsa da me, era in lacrime, tremava… si è data la colpa di tutto. In quel momento mi sono pentita di averle dato quel peso”
Insomma, la situazione ha cominciato a migliorare solo dopo averne parlato con qualcuno. Dice che ha dovuto lottare contro il suo scetticismo, perché era convinta di poter gestire la cosa da sola. “Invece ho dovuto ammettere che mi serviva aiuto e da allora è cambiato tutto” afferma.

Proprio per questo vuole raccontare la sua storia, perché vuole che altre ragazze “non debbano fare il mio stesso errore”. Secondo la ragazza il punto più importante è che che le vittime capiscano di non aver fatto niente per meritare ciò che la sorte le ha riservato, che non devono colpevolizzarsi se sono state violentate.

Una storia che però adesso sembra lasciare spazio al futuro, e ai sogni. Il suo è di diventare psichiatra, dice. Perché “Ci sono molte persone presentano dei disturbi permanenti che non si possono curare solo con la terapia psicologica e io voglio aiutare queste persone a superare questi problemi”

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