Caso Cucchi, a Brindisi striscione contro Francesco Tedesco
Caso Cucchi, a Brindisi striscione contro Francesco Tedesco
Cronaca

Caso Cucchi, a Brindisi striscione contro Francesco Tedesco

Stefano Cucchi

Affisso nel centro di Brindisi uno striscione contro Francesco Tedesco, il carabiniere che ha confessato il pestaggio di Stefano Cucchi.

Dopo la confessione del pestaggio di Stefano Cucchi a Brindisi, città natale di Francesco Tedesco, compare uno striscione contro il carabiniere. A firmarlo, gli ultrà della Curva Sud, gli stessi che avevano affisso nel 2017 invettive contro il militare quando indagato per la morte del 30enne romano. Intanto, anche Ilaria Cucchi denuncia che sono “ripresi gli insulti gratuiti contro Stefano e la mia famiglia”.

Striscione contro il carabiniere

“Per l’infame nessuna pietà, sei la vergogna della città”. E’ questo lo striscione apparso nel centro di Brindisi, a firma degli ultrà della Curva Sud. Brindisi è la città natale di Francesco Tedesco, il carabiniere imputato nel processo bis sulla morte di Stefano Cucchi che giovedì 11 ottobre 2018 ha confessato in Aula il pestaggio del 30enne romano, morto nel 2009 sei giorni dopo il suo arresto. Il militare ha puntato il dito contro i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, anche loro accusati di omicidio preterintenzionale.

Il fatto che il messaggio scritto a caratteri cubitali sia indirizzato proprio a Tedesco è fuor di dubbio, visto che alla fine dello striscione è stata aggiunta la scritta: “Cucchi Vive”. Lo striscione è stato poi rimosso dagli agenti della Digos, che stanno ora cercando i responsabili.

Già nel febbraio 2017 gli ultrà del Brindisi affissero altre invettive contro il carabiniere, quando Tedesco finì nell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi.

Insulti anche contro Stefano Cucchi

Ma a quanto pare sono anche “ripresi gli insulti gratuiti contro Stefano e la mia famiglia” come denuncia su Facebook Ilaria Cucchi. “Ormai il prezzo da pagare è questo. – aggiunge – Giovanardi, che non si rassegna all’anonimato, cade nel ridicolo dicendo che mio fratello sarebbe morto di droga quando questa è stata l’unica causa di morte esclusa da tutti i periti e consulenti sfilati in questi anni davanti a decine e decine di giudici”. La sorella di Stefano Cucchi evidenzia poi “le dichiarazioni dell’avvocato Naso, difensore di Roberto Mandolini, sul Tempo di oggi che – precisa – mi lasciano di sasso”. Mandolini, insieme a Vincenzo Nicolardi, è accusato di falsa testimonianza durante il primo processo.

Nella sua deposizione, Tedesco ha sostenuto infatti che Mandolini era stato “da lui informato” del pestaggio del 30enne. Ilaria Cucchi chiarisce: “Da un lato, per difendere non si sa chi, (l’avvocato Naso, ndr) ammette tranquillamente il pestaggio ad opera dei Carabinieri, sconfessando ed incastrando il suo cliente che è accusato di falso e calunnia proprio per averlo nascosto e, di fatto, attribuito ad altri. Dall’altro, preoccupato non si sa bene per chi, si spinge a dire che mio fratello sarebbe morto di HIV“.

“O non si è studiato il processo o è in malafede perché Stefano non era malato di nulla se non di epilessia che non aveva da tanto tempo. Tantomeno di HIV” puntualizza la sorella. “L’avvocato Naso si comporta così perché pensa di poter essere al di sopra della legge offendendoci gratuitamente mentre il suo cliente ci chiede i danni. – afferma quindi Ilaria Cucchi – Forse lo è davvero. Stiamo a Roma. Un avvocato normale sarebbe chiamato a risponderne”. “Comunque sia – conclude – il Maresciallo Mandolini è così servito e produrremmo l’intervista in giudizio”.

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