Francesca Masi: il cancro mi rende malata ma non infelice
Francesca Masi: il cancro mi rende malata ma non infelice
Cronaca

Francesca Masi: il cancro mi rende malata ma non infelice

Francesca Masi

La scrittrice Francesca Masi racconta la sua lotta contro il cancro e di come sia riuscita a non fargli prendere il sopravvento della sua vita.

“Non ho scritto con l’intenzione di dare il buon esempio o di insegnare qualcosa. Ho scritto per raccontare un’esperienza personale e irripetibile, non per fornire informazioni manualistiche e oggettive” spiega Francesca Masi, autrice del libro “Tu sei oncologica, vero? (Sì, però sono anche psicologa, mamma e tante altre cose)”. La 43enne svela come sia riuscita ad esorcizzare la paura di venir sconfitta dal cancro.

Come convivere con il cancro

Due anni fa infatti i medici le hanno diagnosticato una mielofibrosi idiopatica cronica, un grave tumore al midollo osseo che lascia un sopravvivenza media che va dai 3 e 5 anni. Nonostante questo “non volevo perdere la me che avevo sempre conosciuto” sottolinea la psicologa e scrittrice, ma soprattutto mamma di un bambino che va alla scuola primaria. “Se non posso impedire che mio figlio rimanga orfano, perlomeno posso evitare di essere una madre depressa e triste, e di conseguenza evitare di dargli una vita infelice” precisa infatti in una intervista a Iacopo Melio di Fanpage.it.

Francesca Masi però non si è rassegnata al suo destino.

Subito dopo la diagnosi si è informata, ha letto, ha fatto telefonate fino a quando non ha trovato una cura sperimentale che le dà una speranza di vita più lunga, e a cui si sta sottoponendo sotto stretto controllo medico.

Ma soprattutto, Francesca è riuscita a trovare il suo “modo per convivere con la paura di morire, senza negarla ma senza neppure farmi schiacciare. – riflette – Sono la stessa quarantenne carina, che può darsi che muoia prima del previsto, ma che sta vivendo una vita felice, in compagnia di un figlio vispo, un marito, tre gatti“. Perché, conclude, il cancro può rendere malate le persone ma non necessariamente deve farle diventare anche “infelici”.

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