Aemilia, 'ndrangheta al Nord c'è: condannato anche Iaquinta
Aemilia, ‘ndrangheta al Nord c’è: condannato anche Iaquinta
Cronaca

Aemilia, ‘ndrangheta al Nord c’è: condannato anche Iaquinta

Vincenzo Iaquinta

Il processo "Aemilia" sull'ndrangheta in Emilia Romagna si conclude con 125 condanne, tra cui quella di Vincenzo Iaquinta e del padre.

Si chiude in Corte d’Assise il processo Aemilia sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord e in particolare a Reggio Emilia, dove a comandare sarebbe una cosca diretta emanazione della Grande Aracri di Cutro (Crotone). Tra i 125 condannati anche l’ex bomber della Nazionale e campione del Mondo Vincenzo Iaquinta ed il padre, Giuseppe. I due hanno lasciato l’aula di giustizia al grido di “vergogna, ridicoli”.

Iaquinta: ‘ndrangheta non so cos’è

“Il nome ‘ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia. Non è possibile. Andremo avanti. Mi hanno rovinato la vita sul niente, perché sono calabrese, perché sono di Cutro (dove il territorio è controllato dalla cosca Grande Aracri, ndr). Io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese. Noi non abbiamo fatto niente perché con la ‘ndrangheta non c’entriamo niente” si sfoga l’ex azzurro Vincenzo Iaquinta fuori dall’aula di giustizia del tribunale di Reggio Emilia.

Si è concluso oggi infatti il processo di primo grado “Aemilia” e i giudici, dopo giorni di camera di Consiglio, hanno stabilito che l’ndrangheta al Nord (e in particolare a Reggio Emilia) è una realtà conclamata, condannando 125 dei 148 imputati (19 le assoluzioni e quattro le prescrizioni).

Tra questi anche l’ex calciatore dell’Udinese e della Juventus. A Vincenzo Iaquinta è stata inflitta una pena di 2 anni, per l’accusa di reati legati al possesso di armi, con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa. Per lui la Dda aveva chiesto infatti una condanna a 6 anni.

Più grave il capo d’imputazione del padre dell’ex bomber, Giuseppe, condannato come richiesto dai pm a 19 anni di reclusione, per affiliazione alla ‘ndrangheta. “Vergogna, ridicoli” hanno urlato padre e figlio mentre era in corso la lettura del dispositivo, abbandonando l’aula. “Sto soffrendo come un cane, per la mia famiglia e i miei bambini senza aver fatto niente”, ha aggiunto poi Vincenzo Iaquinta ai microfoni dei cronisti presenti.

Mafia: realtà non più negabile

“Se in passato ci sono state sottovalutazioni o superficialità di analisi rispetto alla penetrazione delle mafie nel nostro territorio, adesso in Emilia Romagna nessuno si volterà più dall’altra parte. Chi lo dovesse fare si renderebbe complice di una realtà che non è più negabile” commenta al termine della sentenza Massimo Mezzetti, assessore regionale alla Legalità.

“Questo processo ci insegna tanto nella prospettiva della bonifica del territorio – ha spiegato invece il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Aamato -. Ma i protagonisti di questo processo non possono essere solo le forze dell’ordine e la magistratura, ma anche tutta la collettività”.

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