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Maltempo in Sicilia: si cerca il medico disperso nel fango

In Sicilia 12 vittime e un disperso per il maltempo. Si cerca il pediatra travolto da un'alluvione mentre raggiungeva l'ospedale di Corleone.

maltempo

Il maltempo di questi giorni in Sicilia ha causato dodici morti e un disperso. Sono ancora in corso infatti le ricerche di Giuseppe Liotta, il pediatra palermitano 40enne che stava raggiungendo l’ospedale dei Bianchi di Corleone quando la sua auto è stata travolta dal fango.

Del medico non si hanno tracce da sabato 3 novembre 2018. La furia dell’acqua che ha invaso le strade potrebbe averlo trasportato oltre al confine con Ficuzza. Dopo l’alluvione i soccorritori hanno ritrovato unicamente la vettura e il suo giubbotto.

Ricerche senza sosta

Il giubbotto di Giuseppe Liotta è stato trovato in località Scalilli a pochi chilometri da Corleone. Per raggiungere il suo posto di lavoro aveva deciso infatti di prendere una scorciatoia in mezzo ai campi.

L’auto è stata ritrovata chiusa a chiave in contrada Raviotta. L’ipotesi degli investigatori è che il medico abbia abbandonato la vettura e cercato di raggiungere a piedi il paese.

Il timore però è che l’alluvione lo possa aver comunque travolto. Nel corso della sua ultima telefonata, l’uomo aveva detto alla moglie di non capire dove si trovasse. Ha chiesto quindi alla donna di geolocalizzarlo attraverso lo smatphone per velocizzare i soccorsi, ma da quel momento di Liotta si sono perse definitivamente le tracce.

“Lo stiamo cercando senza sosta da sabato – riferiscono fonti dei carabinieri – l’ultimo segnale della presenza del dottore in questo territorio c’è stato fornito dal position, ovvero l’indicatore dell’ esistenza di un cellulare che probabilmente dopo diverse ore si è scaricato, ma stiamo continuando a cercare”. Intanto, nella giornata di ieri 5 novembre gli uomini del soccorso alpino hanno rinvenuto anche un paio di jeans e una cinta, forse appartenenti al medico.

Al lavoro anche con il maltempo

“Liotta aveva paura del maltempo, così riferiscono i familiari, ma si è messo in macchina per prendere servizio per andare a curare i suoi pazienti e i suoi bambini” riferisce Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini Medici Chirurghi e Odontoiatri. “Per un medico la vita dei suoi pazienti viene prima di qualunque pericolo, di qualunque sacrificio, prima della sua stessa vita. Un medico risponde sempre di sì a una richiesta di aiuto”.

“La collega glielo aveva detto: non è il caso di andare al lavoro. Alle 18 quando è partito da Palermo non c’era la pioggia. La bomba d’acqua è caduta alle 19,30. A metà strada ha fatto una seconda telefonata. E la collega ha ribadito che c’era brutto tempo. Giuseppe è rimasto bloccato insieme ad altre auto. Se non fosse andato al lavoro non sarebbe successo nulla” spiega Domenico Cipolla, primario delle unità di neonatologia dell’Asp di Palermo.

“Non ci sono sanzioni disciplinari. – puntualizza – E’ un normale rapporto tra colleghi l’importante che ci sia continuità territoriale. Il suo senso del dovere lo ha portato da sfidare le intemperie. Secondo una prima ricostruzione è uscito dalla strada statale avrebbe preso una strada secondaria dove c’era un fiume. Forse preso dal panico è uscito dall’auto e una massa di fango lo avrebbe travolto”.

Nata a Roma, classe 1981. Ha scritto sul web per testate e blog e collabora con Notizie.it .


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Paola Marras

Nata a Roma, classe 1981. Ha scritto sul web per testate e blog e collabora con Notizie.it .

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