Italiani morti all'estero: vite spezzate dei cervelli in fuga
Le vite spezzate dei cervelli in fuga
L’opinione di Francesco Leone

Le vite spezzate dei cervelli in fuga

Fatalità dei cervelli in fuga, giovani italiani morti all'estero

Giulio Regeni, Valeria Solesin, Simona Carpignano, Gloria Trevisan e Marco Gottardi: la linea rossa che traccia le sorti degli italiani all'estero.

Il silenzio assordante di chi, giovane, studente, lavoratore, inerme ascolta la diatriba sulla fuga di cervelli dall’Italia. Il rumore mediatico di chi per farcela si è allontanato dal proprio paese, salvo poi non poter ammirare il pianto di un popolo che commemora la propria, tragica, morte. Un lungo filo rosso collega le vite di giovani ragazzi italiani, strappati alla vita dal terrorismo, da incidenti, da fatalità. Non c’è biasimo per chi cerca in maniera sottile di evidenziare la soluzione “Se fosse rimasto in Italia”, come se un semplice commento potesse donare sollievo, divincolare la nostra consapevolezza verso una via di fuga dal sapore di bugia. Non basta piangere la scomparsa, è doveroso commemorare però l’interruzione di un sogno, quello di questi ragazzi, interrotto da un destino amaro.

Vietato dimenticare, perché la memoria tiene in vita lucidamente il ricordo delle vite spezzate al di là del confine. Un sentimento nazional popolare, l’attenuante di chi dimentica che la morte non dovrebbe aver etnia, cultura, lingua.

Eppure l’abitudine comune è quella che ci insegna a guardarne il dettaglio: l’italiano scomparso, una famiglia devastata, il minuscolo pezzo di un puzzle che compone la cornice di una tragedia. Come se tutto questo potesse farci sentire “più vicini” nel momento più tetro della giornata.

Terrorismo, incidenti e affari di Stato

Gloria Trevisan e Marco Gottardi avevano 27 anni quando le fiamme li avvolsero nell’appartamento al 23esimo piano del grattacielo bruciato nel cuore di Notting Hill. Erano una coppia di promettenti architetti, da Venezia a Londra per crescere insieme. Ora sono “un cavaliere splendente e protettivo, e una principessa solare e bella come una farfalla” all’interno di una fiaba scritta dai loro genitori, un racconto che li rende eterni dopo l’incendio alla Greenfell Tower, perchè “non poteva finire tutto quel 14 giugno, non potevano essere dimenticate persone così meravigliose: erano testimoni di valori importanti e sentivamo il bisogno di farli arrivare alle nuove generazioni” hanno raccontato le loro famiglie.

Gloria Trevisan e Marco Gottardi

Verità per Giulio Regeni

Valori importanti come la verità si rincorrono invece in quello che ormai ha assunto i connotati di un affare di Stato. Giulio siamo noi, come recita il nome del comitato dedicato alla causa dell’omicidio di Giulio Regeni, avvenuto nel febbraio 2016 in Egitto. Luci e ombre attorno al caso del dottorando italiano di Cambridge, rapito il giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Un’atroce tortura nei confronti di un giovane, di una famiglia, di un intero paese. Il viaggio di vita di Giulio vantava tappe degne dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, di università americane, college inglesi, studi che lo hanno condotto verso la ricerca sui sindacati indipendenti egiziani: un percorso capitolato nel finale più orribile. Due dozzine di ossa rotte, lividi, evidenti segni di tortura e un corpo nudo, mutilato abbandonato in un fosso: le prove della sopraffazione di qualsiasi diritto umano, una vicenda in cui parte dei dettagli (come del resto i sentimenti) sono ancora occultati sotto un cumulo politico di sabbia egiziana, nell’attesa che il vento spogli l’oscurità delle rovine.

caso regeni

Simona Carpignano, Valeria Solesin: je suis, nous sommes

Era buio, lì sotto. Non c’eravamo, ma possiamo immaginarlo. Tre lunghi giorni d’attesa per la famiglia di Simona Carpignano, giovane tarantina rimasta sepolta sotto le macerie delle palazzine di Rue D’Aubagne crollate a Marsiglia. Si trovava al terzo piano del civico 65, uno dei tre edifici smembrati al suolo dal maltempo. Il giorno prima di quel 5 novembre 2018 qualcuno tra gli inquilini denunciava le condizioni in cui versavano quelle palazzine, un appello rimasto inascoltato. 72 ore per ritrovare il corpo di Simona sotto i resti del crollo, che solo sei mesi prima di spegnersi si era trasferita da Taranto a Marsiglia per rincorrere il sogno di una vita: realizzarsi, dopo la sua seconda laurea in un paese in cui adesso rimarrà solo il suo ricordo, nella memoria di tutti il suo soprannome “sorriso” .

Come dimenticare poi Valeria, cittadina del mondo, lei che a 28 anni è rimasta vittima di una guerra che non le è mai appartenuta. Dall’Italia alla Francia, perchè qui da noi “una testa come la sua” non destava interesse. Una figlia meravigliosa, una giovane donna che a Parigi collaborava con Emergency aiutando i clochard mentre studiava alla Sorbona. Dopo l’attacco terroristico al Bataclan, il corpo di Valeria Solesin si trovava vicino alla Senna, in obitorio, nell’attesa di essere identificato. Poi il verdetto “è lei”, il vuoto più grande lo ha lasciato l’umanità. Oggi a Venezia, chi giunge da Calle Carmelitani per raggiungere la Calle de le Beccarie, può tirare un sospiro, volgendo lo sguardo al cielo, calpestando affannosamente passo dopo passo il ponte intitolato a Valeria.

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Francesco Leone
Francesco Leone 129 Articoli
Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.