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Moglie suicida dopo 30 anni di violenza: arrestato il marito

Una donna si è tolta la vita dopo 30 anni di violenza da parte del marito. Grazie alla figlia, era riuscita a denunciarlo e ad allontanarlo da casa.

Violenza, moglie suicida
Violenza, moglie suicida

Ha sopportato oltre trent’anni di violenza fisica e psicologica prima di arrendersi. Una donna, moglie e madre, la cui identità non è stata rivelata, si è tolta la vita a causa degli abusi subiti dal marito, un 57enne disoccupato. La notizia è stata diffusa da “Rompi il silenzio“, onlus con sede a Rimini che si occupa di assistere le vittime di violenza. Proprio a loro la donna si è rivolta, con l’aiuto della figlia, per porre fine alle torture subite tra le mura domestiche. Ha denunciato il coniuge ai Carabinieri della Valconca, ottenendo un divieto di avvicinarsi. La magistratura ha istituito un processo durante il quale si sarebbe discusso dell’allontanamento del marito da casa. Ma un giorno prima dell’udienza la donna si è tolta la vita.

Moglie vittima di violenze

L’episodio risale a settembre 2018, ma la onlus ha scelto di renderlo noto solo il 25 novembre, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.

La vittima ha cercato di suicidarsi nella propria abitazione, ma il tentativo è fallito ed è entrata in coma. È morta dopo due giorni, in ospedale. Il marito è stato arrestato con l’accusa di aver minacciato di morte la figlia, colpevole, ai suoi occhi, di aver convinto la madre a ribellarsi.

L’identità delle persone coinvolte non è stata resa nota dalla onlus, per proteggere proprio la figlia e la sorella disabile, ricoverata in un istituto. Paola Gualano, presidente di “Rompi il silenzio”, ha raccontato che “la figlia ha giocato un ruolo importante, aiutandola e sostenendola fino in fondo con un affetto e una comprensione molto grandi, senza lasciarla sola. La madre è stata messa in protezione, cioè è andata a vivere in un’abitazione segreta, trattamento previsto per donne e minori in pericolo di vita, e la ragazza è rimasta con lei per la ventina di giorni che è durata la sua permanenza nella struttura.

Quando è arrivata da noi era senza forze, poi l’abbiamo vista cambiare di giorno in giorno: stava in compagnia di altre donne, aveva ritrovato il piacere della battuta”. Il suicidio della donna è stato uno choc per la onlus. “Non mi aspettavo assolutamente un gesto del genere”, ha spiegato la Gualano. “Tu decidi di cambiare e invece, quando sei vicina a chiudere una fase della tua vita, decidi di ammazzarti. Sono gli effetti che produce la violenza. Forse non è riuscita a sopportare il dolore subito, ma neanche la prospettiva di quello che l’aspettava”.

Arrestato il marito

Il pm Paola Boretti ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il marito, per evitare ulteriori e tragiche degenerazioni della vicenda. Il legale dell’uomo, Giuliano Cardellini, si è opposto e ha chiesto invece gli arresti domiciliari.

“È giusto e doveroso denunciare i soprusi, ma questa vicenda è estremamente complicata”, ha dichiarato l’avvocato. “Non siamo di fronte a un mostro, il mio cliente era già stato allontanato da casa quando si è verificata la tragedia. Quel gesto [il suicidio] non è stato una diretta conseguenza di una violenza subita e non c’è traccia di denunce precedenti a quella di settembre”.

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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