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Mostro di Firenze, trovata un'ogiva. Aperta nuova pista

mostro di Firenze

L'ogiva appartiene all'ultimo omicidio. Il pm ha disposto esami balistici e del dna per l'inchiesta su Giampiero Vigilanti e Francesco Caccamo.

E’ stata ritrovata un’ogiva in uno dei cuscini di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, l’ultima giovane coppia uccisa dal mostro di Firenze.

Così si apre una nuova speranza, seppur molto sottile. Il pm Luca Turco ha chiesto nuovi rilievi, l’esame balistico e quello del dna per vedere se ci sono corrispondenze tra il nuovo reperto e quelli già conservati. Gli indagati sono Giampiero Vigilanti e Francesco Caccamo. Qualunque sia la mossa del pm, l’ultima parola spetta al gip.

Trovata ogiva nel cuscino della coppia francese

Ci potrebbe essere una svolta sul caso del mostro di Firenze.

Infatti i carabinieri del Ros hanno trovato un’ogiva in un cuscino all’interno della tenta dove vennero uccisi i francesi Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, l’ultimo omicidio commesso nel settembre del 1985 a Scopeti di San Casciano Val di Pesa. Si tratta di una speranza sottile, ma quel reperto – insieme ai progressi fatti dalla tecnologia – ha permesso agli inquirenti di non chiudere l’inchiesta. Quell’ogiva, estratta con pinzette e molta cautela dai carabinieri, è la parte anteriore di un proiettile andato a vuoto.

In 33 anni di indagine non è stata trovata, e quel frammento ha la fortuna di essere meno deformato rispetto a tutti gli altri reperti. Come riportato da “La Nazione” grazie a quell’ogiva si potrà capire se si tratta di un proiettile sparato dalla stessa pistola del mostro, ovvero la calibro 22 Beretta (per altro mai ritrovata), oppure se appartiene a un’altra arma. L’ipotesi di una seconda pistola non è mai stata abbandonata, considerando anche il fatto che bossoli e proiettili non combaciano mai in nessun delitto.

Inoltre, sull’ogiva si cercheranno anche eventuali tracce di dna.

Nuovi rilievi per l’incriminazione di Vigilanti e Caccamo

Gli inquirenti si affidano alla tecnologia per cercare di trovare nuove risposte a questioni finora non risolte. Il tempo stringe, i termini delle indagini preliminari sono scaduti il 30 novembre 2018, ma possono essere prorogati ancora per sei mesi. Il pm Luca Turco ha espressamente voluto nuovi rilievi sui reperti per trovare una svolta nell’inchiesta che vede indagati l’ex legionario Giampiero Vigilanti, 88 anni, insieme al medico Francesco Caccamo, 87enne.

Vigilanti conosceva Pietro Pacciani, condannato a più ergastoli ma morto prima della sentenza definitiva. Mentre Caccamo è stato chiamato in causa dall’ex legionario stesso come “uno degli anelli del secondo livello”. A incriminare i due c’è anche una pistola, la High Standar. L’arma, un’altra calibro 22 come quella usata dal mostro negli omicidi, possedeva prima a Caccamo e poi a Vigilanti, il quale ne denunciò il furto nel 2013, proprio quando in procura si parlava di lui. L’ogiva ritrovata potrà porre fine al caso ma, qualunque sia la mossa del pm, ci sarà comunque un confronto davanti al gip. Se non si dovesse arrivare a una soluzione ci sarà la richiesta di archiviazione, che per altro rimane l’ipotesi più probabile, come molto probabile sarà il ricorso di Vieri Adriani. Quest’ultimo è il legale delle vittime francesi ed è l’unico che non si è accontentato delle sentenze scritte.

Primo caso di serialità e il risalto sociale

Tra il 1968 e il 1985, nella provincia di Firenze, ci sono stati otto duplici omicidi. L’autore, o gli autori sono ancora ignoti. Le indagini si sono focalizzate su un possibile movente di natura esoterica e l’inchiesta avviata dalla procura di Firenze ha portato alla condanna dei cosiddetti “compagni di merende”, ossia Mario Vanni e Giancarlo Liotti, per 4 degli 8 omicidi. Insieme a loro è stato condannato anche l’altro compagno, Piero Pacciani, ritenuto responsabile per 7 degli 8 delitti. Si trattò del primo caso di omicidi seriali con molto risalto in Italia e che aprì delle riflessioni dal punto di vista sociale. Le vittime erano tutti giovani fidanzati sorpresi in atteggiamenti intimi e questo aprì un dibattito sull’opportunità di concedere con maggiore disinvoltura la possibilità per i figli di trovare l’intimità a casa, evitando i luoghi isolati e pericolosi.