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Lo sfogo di Claudia, mamma di un ragazzo autistico espulso dal liceo

Claudia, mamma di un ragazzo autistico, racconta dell'espulsione da scuola di suo figlio, avvenuta dopo l'offerta di disponibilità totale.

Giunge una nuova storia di esclusione scolastica a ricordarci quanto siano necessari interventi nel mondo della scuola italiana che la rendano in grado di garantire il diritto all’istruzione anche a chi è più in difficoltà. Questa volta a dover affrontare le problematiche poste da un sistema che a volte appare essere sordo e cieco è Claudia, la mamma di Francesco, un ragazzino di 16 anni a cui è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico.

Claudia Pirotti, 37enne residente nel comune di Boves, in provincia di Cuneo, quest’anno ha dovuto affrontare il passaggio del figlio dalle scuole medie alle superiori.

Francesco infatti doveva approdare alle scuole superiori dopo aver regolarmente frequentato per tre anni la scuola materna, la primaria per cinque, e la secondaria di primo grado per quattro.

Anni in cui è riuscito a svolgere un buon percorso didattico, grazie all’impegno della mamma e sopratutto della sua insegnante di sostegno.

Il passaggio al liceo

Dopo alcuni mesi passati a cercare di decidere quale potesse essere l’indirizzo più indicato per Francesco, la decisione è ricaduta sul Liceo Sportivo. Sia perché le caratteristiche e le attitudini di Francesco sono sopratutto sportive, sia perché – almeno inizialmente – la scuola aveva offerto disponibilità totale per quanto riguarda le necessità di copertura degli orari e di spazi idonei al ragazzo.

Claudia però sa che la routine del figlio non può essere improvvisata, e che il ragazzo necessita di tempo per conoscere i futuri insegnanti. Motivo per il quale si rivolge alla scuola, cercando di organizzare un percorso di inserimento per il figlio.

Ma la scuola non sente, o non può sentire le sue richieste. La mancanza di certezza nelle assegnazioni dei ruoli per l’anno scolastico successivo non permettono di potersi organizzare. Necessità che a maggio vengono nuovamente ribadite nel corso di una riunione tra famiglia, ASL, educatori privati e scuola.

Ma nonostante questo, e nonostante i solleciti estivi, la situazione è rimasta immutata ed immobile.

La denuncia di Claudia

Secondo Claudia però, pur mancando ancora una nomina ufficiale degli insegnanti di Francesco, il dipartimento di sostegno, con i suoi 13 insegnanti, avrebbe potuto farsi carico della progettazione del percorso didattico, dell’allestimento degli spazi, dei calendari e delle attività da preparare. “Certo”, spiega Claudia, all’arrivo dell’insegnante ci sarebbero stati i passaggi delle consegne, ma con tutto predisposto”.

“Invece”, prosegue la madre, “Si è giunti all’avvio della scuola in una situazione di completa improvvisazione”. Insomma nel “Modo migliore per creare in Francesco confusione e ansia, e far scaturire in lui comportamenti problematici importanti”.

Ma la famiglia del giovane non si è arresa. Ha infatti cercato di venire incontro alle esigenze della scuola fornendo una compresenza totale, e provando a costruire con un educatore di fiducia una routine quotidiana in cui il ragazzo potesse maturare una certa tranquillità.

L’espulsione dalla scuola

Ma il 17 ottobre 2018 la doccia fredda. La scuola ha convocato i genitori sostenendo l’esistere di una incompatibilità della struttura, degli orari degli insegnanti e delle esigenze degli altri studenti con quelle che sono le esigenze del giovane ragazzo autistico.

Che dal giorno successivo è rimasto a casa. “Naturalmente qui sono iniziate le tensioni”, spiega Claudia. Fatta giungere alla scuola una sollecitazione del proprio legale, la famiglia di Francesco si è vista dare una risposta che solo chi fa finta di non vedere poteva dare. “Francesco è benvenuto purché stia in classe seduto al banco”. Questa la proposta dell’istituto per appianare la questione. Una risposta che alla famiglia “è parsa una presa in giro”.

La catena di solidarietà

Per settimane quindi Francesco non è più andato a scuola. Fortunatamente per lui però è stato in questo periodo seguito da educatori messi a disposizione dalla Cooperativa “Fiori sulla Luna”, pagati dalla stessa Onlus e da una rete di aziende del territorio che hanno deciso di offrire solidarietà alla famiglia del ragazzo.

Ma è grazie alla diffusione mediatica della sua storia che sembrerebbe essersi mosso qualcosa.

“Abbiamo avuto un incontro con il provveditorato, con l’ufficio Scolastico Provinciale e regionale, con la Provincia, l’ASL e la dirigente della scuola che lo ha escluso”, spiega Claudia. “Il tutto per provare a risolvere la questione”. “Ma a noi genitori”, prosegue, “Interessa la serenità il futuro di Francesco. Desideriamo che torni a scuola, ma valutando attentamente il dove, il quando e il come”.

Una storia che ancora una volta ci porta a dover constatare come in situazioni di disorganizzazione, di inefficienza istituzionale e di impreparazione siano i più deboli i primi a dover pagare con la perdita dei propri diritti. Perchè, come ribadisce Claudia, in questi casi “Non sono i ragazzi ad essere sbagliati. La loro aggressività è conseguenza di un ambiente non pronto, di insegnanti non formati, di istituzioni non capaci di uscire dai binari classici e provare a creare ed inventare”.

Speriamo che questa storia, con il tam tam mediatico che ha generato, possa sollevare una attenzione che porti all’adozione di misure che siano realmente in grado aiutare i molti genitori di bambini con difficoltà che ogni giorno sono chiamati a confrontarsi con i molti limiti della scuola italiana.

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