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Bari, sequestro della sede di Casapound: più di 30 indagati

CasaPound

Il gip di Bari ha disposto la chiusura della sede locale di CasaPound. Il provvedimento dopo l'aggressione di due manifestanti anti-Salvini.

L’indagine sull’aggressione ai due manifestanti del corteo antirazzista “Mai con Salvini” si è conclusa con la chiusura della sede di Bari di Casapound.

Una trentina di militanti sono accusati di “riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Contestato dalla Procura il “metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”.

Casapound, pericolo fascismo

Il 21 settembre 2018 a Bari due manifestati del corteo antirazzista “Mai con Salvini” sono stati aggrediti e feriti da un gruppo di una decina di persone, armati di mazze e cinghie, identificati come militanti di CasaPound. Si era parlato di un vero e proprio “agguato squadrista”.

A seguito delle indagini il gip di Bari ha, martedì 11 dicembre 2018, disposto la chiusura della sede locale di CasaPound. Ventotto militanti del movimento di estrema destra sono accusate di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista” mentre dieci di aver materialmente compiuto l’aggressione.

Iscritti nel registro degli indagati però anche sette manifestanti antifascisti, che dovranno rispondere di violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Nel decreto di sequestro preventivo della sede di CasaPound, il gip sottolinea infatti che “l’indole violenta” dei militanti “legata a ragioni di estremismo ideologico e politico” fa “ritenere concreto il pericolo che, ove si presentino occasioni analoghe, legate a manifestazioni di pensiero a loro ‘sgradite’, possano tornare a usare la sede come base operativa per sferrare simili aggressioni organizzate”.

Per la Procura infatti gli indagati di CasaPound hanno “partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista” e attuato “il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”.