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Rigopiano, scoperta telefonata d’aiuto: 7 indagati

La telefonata era stata fatta al mattino ma, considerata imbarazzante, era stata cancellata. Il Personale della Prefettura è indagato per depistaggio.

Rigopiano
Rigopiano

Una telefonata d’aiuto fatta al mattino da parte di un cameriere aggiunge un tassello nella vicenda di Rigopiano, l’hotel travolto da una valanga in cui morirono 29 persone. La telefonata era stata nascosta dalla Prefettura di Pescara. La Procura di Pescara ha notificato 7 avvisi di garanzia per il reato di frode in processo penale e depistaggio a carico dell’ex prefetto, dei due vice e di quattro funzionari.

Telefonata nascosta, depistaggio: 7 indagati

Le indagini sulla tragedia di Rigopiano fanno un passo in avanti. Gli inquirenti hanno scoperto una telefonata partita dall’hotel la mattina di quel fatidico 18 gennaio 2017 ma, ritenuta troppo imbarazzante, era stata tenuta nascosta dalla Prefettura di Pescara. La Procura di Pescara ha notificato 7 avvisi di garanzia per il reato di frode in processo penale e depistaggio a carico del personale della Prefettura, compreso l’ex prefetto Francesco Provolo, i due vice, e quattro funzionari.

L’indagine è guidata dal Procuratore Capo della Repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, e del Sostituto Procuratore Andrea Papalia, con i Carabinieri Forestali di Pescara guidati dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi. La telefonata è un tassello aggiuntivo all’indagine che i carabinieri stavano conducendo su un’altra telefonata con la funzionaria della prefettura Daniela Acquaviva, avvenuta dopo la tragedia, alle 18.09. In questa conversazione l’Acquaviva aveva rassicurato un carabiniere specificando che l’intervento all’hotel Rigopiano era stato risolto in mattinata.

La telefonata

Ad alzare la cornetta del telefono era stato il cameriere Gabriele D’Angelo, deceduto nella disgrazia con altre 28 persone, alle 11.38 del 18 gennaio 2017. Non si conosce la conversazione e con chi parlò ma, grazie al lavoro dei carabinieri sui tabulati telefonici, si è scoperto che quella chiamata durò 230 secondi. E’ molto verosimile che in quei minuti chiese aiuto, chiedendo di portare a valle tutti gli ospiti perchè stava scendendo troppa neve.

La vicenda della telefonata è emersa grazie al fratello di Gabriele, Francesco D’Angelo che aveva conservato il suo cellulare nella cassaforte dell’avvocato. D’Angelo sapeva che quella mattina Gabriele aveva chiamato la Croce Rossa di Penne e pochi minuti prima della valanga aveva parlato con la madre dandosi appuntamento per il giorno seguente. Ma nelle precedenti indagini si era sempre sostenuto che nessuno avesse chiamato la prefettura di Rigopiano dato che “non era possibile telefonare”. Francesco D’Angelo non era convinto perciò ha chiesto ai carabinieri di esaminare il traffico telefonico del fratello. Da qui la scoperto di quella terza telefonata, sotterrata perchè pericolosa.

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