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Rogoredo, alla ricerca del figlio nel bosco della droga: il racconto

Il figlio tossicodipendente scappa di casa, e lui va a cercarlo nel bosco della droga di Rogoredo. Il terribile racconto di un padre

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“Gli mancavano solo cinque mesi al diploma, quando è crollato. Aveva il sogno di diventare un grande Chef, come Cannavacciuolo”: un sogno andato però ad infrangersi tra gli alberi e i passaggi in cemento del boschetto della droga di Rogoredo. Così un padre racconta al Corriere della Sera la storia del figlio, rimasto a soli 15 anni vittima dell’eroina.

Una dipendenza tanto profonda da decidere di scappare di casa e far perdere le proprie tracce per dei mesi interi. Finché un giorno l’uomo, tormentato dalla consapevolezza della vita intrapresa dal figlio, si è deciso. E superando la paura si è addentrato nel boschetto, alla ricerca del giovane.

La scoperta della dipendenza

“Quando è scappato”, racconta il padre, “Mio figlio si bucava da tanto tempo, ma a casa ce ne eravamo accorti solo mesi prima, quando la situazione in un attimo è precipitata e lui se ne era andato da casa”.

“Non aveva dipendenza fisica”, racconta il genitore, “Era solo più nervoso in casa, diceva che gli stavamo troppo addosso, si chiudeva in camera… ma quale adolescente non lo fa?”

La scoperta della dipendenza del figlio è avvenuta un giorno qualunque, quasi per caso. Sul cellulare del ragazzo il padre trovò infatti alcune foto, che ritraevano il giovane in compagnia della fidanzata, e nelle quali apparivano in maniera molto distinta delle siringhe.

Una scoperta dal quale è scaturito un duro scontro tra i due, al termine del quale il figlio è uscito di casa, per non fare più ritorno.

La decisione di andare a cercarlo

Dopo alcune settimane, spiega il papà, la decisione di andare a cercarlo. “C’era la festa di fine della scuola media della sua sorellina”, racconta: una festa alla quale voleva che partecipasse anche il figlio. Per questo motivo ha deciso di addentrarsi nel bosco, alla disperata ricerca del ragazzo fuggito di casa.

“Ho vagato per ore tra le siringhe, gli sguardi vitrei. Speravo di vedere mio figlio e allo stesso tempo avevo il terrore di trovarlo”.

Queste le parole che il padre usa per rendere l’immagine di un posto nel quale il controllo delle forze dell’ordine fa a tutt’oggi fatica ad affermarsi. “Mi è apparso davanti mentre tornavo verso la stazione di Rogoredo”, scrive. “Vomitava, aveva le convulsioni. Stava malissimo, in piena astinenza. Mi si è strizzato il cuore, chi non ha visto un figlio così non può sapere cosa si prova”.

L’acquisto della droga per lui

A questo punto, racconta di una delle scelte più difficili che abbia dovuto affrontare. “Con un dolore infinito”, nel tentativo di far star meglio il figlio, la decisione di acquistargli dell’eroina. “Si è infilato nel bosco barcollando, con me che lo seguivo come un’ombra”. Appena recuperata la droga, l’iniezione: “Si è iniettato la dose, mentre io mi voltavo dall’altra parte”. “Perchè”, prosegue a raccontare, “Quello era troppo, veramente troppo”.

Quando siamo usciti, conclude, “Sembrava d’improvviso tornato lui. Era “fatto” ma in un modo strano. Grato perchè gli avevo procurato la droga”.

Finalmente rientrati presso l’abitazione, la famiglia al completo è poi andata alla festa della scuola della sorella. “Ha visto sua sorella che suonava il clarinetto al saggio di fine anno, e si è commosso lì, in mezzo a tutti”, prosegue a raccontare il papà. “Abbiamo mangiato al buffet, siamo tornati a casa e si è fatto una doccia. Ha resistito fino a metà pomeriggio. Poi ha detto: devo andare. É sparito per mesi”.

Il percorso di recupero

Il giovane adesso è di nuovo rientrato in comunicazione con i genitori, e al momento è ospitato in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Impegnato in un percorso di recupero che tutta la famiglia sa essere difficile, ma che sperano possa dare al figlio una seconda possibilità.

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