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Bari, giovane picchiata dall’ex pubblica una foto su Instagram

Megane Deutou ha sporto denuncia e la sua foto con il volto tumefatto ha fatto il giro del web trovando molta solidarietà.

Megane Deutou picchiata
Megane Deutou picchiata

Un altro episodio di violenza sulle donne è accaduto a Bari. La vittima si chiama Megane Deutou ed è stata picchiata dall’ex fidanzato che non si rassegnava alla fine della loro relazione. La foto della violenza fa il giro del web e trova molta solidarietà: non bisogna tacere.

Picchiata dall’ex, la foto su Instagram

Megane Deutou ha 23 anni, viene dal Camerun e da un anno studia all’Università di Bari. Il suo ex fidanzato ha un anno in più, è di Bari e non si rassegna alla fine della relazione tanto da picchiare violentemente la ragazza. Dopo la violenza, la giovane ha avuto coraggio e ha sporto denuncia, ma ha anche pubblicato su Instagram una foto del volto tumefatto con la didascalia: “Ho finito mio compito.

La polizia si occuperà del tuo caso ora”. Un post che è circolato sul web e, come riporta l’Ansa, rilanciato da diverse associazioni, tra cui “Studenti stranieri Università di Bari” e “Studenti indipendenti Lingue”.

L’aggressione e la solidarietà

Dopo la fine della relazione, pare che Megane abbia incontrato l’ex fidanzato la sera di mercoledì 30 gennaio 2019. Il ragazzo voleva parlarle, probabilmente voleva convincerla a tornare indietro e riprovarci, ma per Megane quella storia era chiusa.

Un ennesimo ‘no’ non accolto e il giovane 24enne ha perso la testa. Avrebbe afferrato Megane per i capelli sbattendole più volte, e con forza, la testa contro la portiera dell’auto. Dopo l’uscita allo scoperto di Megane su Instagram, in molti le hanno mostrato solidarietà. “A te, Megane vogliamo dire grazie perché hai avuto coraggio di dire basta, di denunciare, e di tornare a vivere. A te, carnefice, vogliamo ricordare che l’amore non rompe le costole, non lascia i lividi sulla faccia, l’amore non può e non deve uccidere“, scrive su Facebook l’associazione “Studenti indipendenti di Lingue”.

Il silenzio è una doppia pugnalata, non parlarne significherebbe non prendere coscienza e non dimostrare la gravità dell’atto.

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