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Chi è Annamaria Franzoni, condannata per il delitto di Cogne

Sono passati ormai diciassette anni dalla morte del piccolo Samuele. Il caso Cogne resta complicato e con dubbi mai risolti

Annamaria Franzoni
Annamaria Franzoni

E’ tornata libera Annamaria Franzoni. Condannata nel 2008 a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele di tre anni, a Cogne il 30 gennaio 2002. Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha fatto sapere che la Franzoni ha espiato la sua pena, con mesi di anticipo rispetto alle previsioni, potendo usufruire di molti giorni di liberazione anticipata per la buona condotta.

Sono passati ormai diciassette anni dalla morte del piccolo Samuele. Il caso Cogne resta complicato e avvolto nel mistero, tra dubbi e incomprensioni.

Annamaria Franzoni e il delitto di Cogne

Una storia tragica che riguarda Annamaria Franzoni. La donna ha sempre raccontato di essersi allontanata dalla sua abitazione di Cogne per accompagnare l’altro figlio, Davide, alla fermata dello scuolabus.

Annamaria Franzoni

La difesa ha sempre bocciato questa tesi, sostenendo che le conclusioni rilasciate dal medico legale sull’orario probabile dell’aggressione portavano ad escludere la responsabilità di Annamaria, la quale avrebbe avuto a disposizione un tempo ristrettissimo (1-2 minuti) per colpire, lavarsi, cambiare abito e disfarsi dell’arma del delitto, mai individuata.

Per la difesa, inoltre, l’aggressione e la morte cerebrale del piccolo Samuele avvennero più tardi rispetto all’orario indicato dal medico legale. Per questo motivo, sostiene la difesa, il bambino sarebbe stato colpito proprio quando la mamma non era in casa. Sono stati due argomenti tra i più controversi dell’ inchiesta, oggetto di numerose perizie per via degli schizzi di sangue rilevati.

L’accusa, il pigiama e gli zoccoli

Per l’accusa, quando colpì mortalmente il figlio, la Franzoni indossava il suo pigiama o almeno i pantaloni.

La difesa ha contestato del tutto questa ricostruzione. Infatti, ha sempre sostenuto che quel pigiama si trovasse sul piumone e si imbrattò quando l’assassino colpì Samuele. Stesso discorso per gli zoccoli bianchi: l’accusa ha ritenuto che si macchiarono di sangue al momento del delitto. Al contrario, confortata anche dall’esito di una superperizia, la difesa ha replicato affermando che la madre del bambino li calzò al ritorno a casa dalla fermata dello scuolabus e solo successivamente si sporcarono di sangue.

L’accusa, sulla base delle conclusioni del medico legale, ha sempre dichiarato che il piccolo Samuele fu colpito almeno 17 volte con un oggetto, mai identificato, provvisto di manico, probabilmente un attrezzo per il giardinaggio. La difesa, facendo proprie le conclusioni degli esperti dell’Istituto Europeo di Scienze Forensi, ha proposto una conclusione diversa: i colpi inferti dall’assassino non furono 17, ma circa la metà, e ritengono sia stato usato un oggetto con la testa “tonda e vuota all’interno”, in grado di ruotare intorno a un asse.

In tal modo, ogni volta provocava due ferite e non una soltanto.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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