Uccisa nel 2007: annullato in appello l’ergastolo a “Gianni il Bello”
Cronaca

Uccisa nel 2007: annullato in appello l’ergastolo a “Gianni il Bello”

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Condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sabine Maccarrone, uccisa nel 2007 a Mazara del Vallo, Gianni Melluso, è stato assolto in appello.

La Corte d’Appello ha assolto Gianni Melluso dall’accusa di omicidio che gli era valsa la condanna all’ergastolo in primo grado. Melluso, conosciuto come “Gianni il bello”, era stato ritenuto colpevole del delitto dell’italo-elvetica Sabine Maccarrone, la donna di 39 anni assassinata nell’aprile del 2007. Il suo corpo era stato ritrovato all’interno di un pozzo artesiano a Mazara del Vallo. Durante il processo a carico di Giuseppe D’Assaro, il pregiudicato mazarese ritenuto l’artefice dell’omicidio, era emerso il nome di Melluso come mandante dello stesso. Oggi la corte ne ha disposto la scarcerazione.

L’auto-confessione e le accuse

Il corpo senza vita della donna, coperto da tegole e massi, era stato trovato accanto all’abitazione di campagna della madre di D’Assaro, in contrada San Nicola a Mazara del Vallo. Durante le indagini sull’omicidio emerse anche il nome di Yamina Reguiai Bent Hedi, una 49enne tunisina, accusata di concorso in occultamento di cadavere.

Per la donna fu però disposto il non luogo a procedree per prescrizione di reato. A confessare l’assassinio fu invece lo stesso D’Assaro, pregiudicato e pluriomicida, già accusato di aver ucciso a bastonate un uomo di 75 anni, Antonio Signorelli, in un tentativo di rapina. Condannato a 30 anni per il delitto di Sabine Maccarrone fu proprio lui a fare il nome di Melluso, già noto per essere stato uno degli accusatori di Enzo Tortora nel caso di malagiustizia di cui il giornalista fu vittima negli anni ’80.

Assolto in appello

Giuseppe d’Assaro era nuovamente balzato agli onori di cronaca alcuni anni fa, quando raccontò alcuni particolari sul caso di Denise Pipitone, la bambina scomparsa da Mazara del Vallo nel 2004. Gli inquirenti avevano poi invalidato la sua testimonianza perché ritenuto non attendibile. Nel corso del processo d’appello, come riporta TgCom24, i legali di Melluso avrebbero prodotto nuovi documenti, tra cui una consulenza medico-legale e un’intervista video in cui il loro assistito lanciava un appello a D’Assaro affinché si costituisse e confessasse l’omicidio.

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