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La moglie del camionista che ha travolto un bambino “Lo impiccherei”

La moglie del camionista di Thiene che ha travolto il bambino di 14 mesi "Ne abbiamo parlato mille volte, non lo voglio più vedere. Lo impiccherei"

“Sono disperata per quel bambino, Piero invece lo appenderei a un albero”. Non trattiene la rabbia e il risentimento nei confronti del marito Maurizia, che ha aperto la porta della sua casa di Thiene ai giornalisti “Troppo grave quel che ha fatto, troppe volte ne avevamo parlato, che stia in galera”. La donna non cerca attenuanti, né giustificazioni per il marito, reo di aver travolto con il suo camion un passeggino con un bambino, al quale è stato amputato l’arto inferiore destro. Maurizia, dopo una notte insonne, sfoga la sua rabbia contro il marito di 58 anni, muratore e piccolo impresario.

Thiene, travolto un passeggino

La sera di venerdì 8 marzo, dopo aver bevuto troppa birra in un locale di Marostica, nel tentativo di sottrarsi a un controllo di polizia con l’alcol test, Piero Dal Santo si è messo in fuga con il suo camioncino, subito inseguito dalla pattuglia.

Trecento metri più in là è uscito di strada, travolgendo una famiglia che stava passeggiando: i genitori con i due figli piccoli. Il più grave è Thiago, di 14 mesi, che ha dovuto subire l’amputazione parziale di una gamba e sta lottando per sopravvivere all’ospedale. Piero Dal Santo è stato arrestato per lesioni stradali gravissime in stato di ebbrezza alcolica. Queste le dichiarazioni dei carabinieri di Bassano dopo l’arresto “Abbiamo fatto un prelievo forzato il cui esito è atteso fra qualche giorno ma in ogni caso lo stato di ubriachezza era evidente e di sicuro superiore a 1.5 grammi, soglia di legge. Era così ubriaco che non riusciva a dire nulla“.

La moglie “Sapevo che era stato lui”

La moglie Maurizia racconta al Corriere della chiamata ricevuta dal marito, di come le abbia comunicato al telefono del suo arresto “Ieri mi ha chiamato.

Mi ha detto “Maurizia mi hanno arrestato e mi stanno portando dentro”. Io già sapevo che era stato lui perché avevo visto le immagini del furgone su Google, c’era la targa. “Cos’hai combinato brutto cogl…!?”, gli ho urlato. E lui “Eh sì, lo so…”. Non lo accetto, non lo ammetto, “Hai rovinato la vita di un bambino e di una famiglia”. “Lo so…”. Mi ha detto “Ciao, ora devo andare, ci vediamo”. Ma io non lo voglio più vedere“. Maurizia lo sa bene, quel che è successo: “Ha avuto paura che gli togliessero la patente perché senza patente lui non può più lavorare e ha detto scappo. Il problema è a monte: non devi guidare se hai bevuto. Ne abbiamo parlato mille volte, perché ogni tanto veniva a casa alticcio.

Non ubriaco fradicio eh, diciamo un po’ alterato. Cioè, si capiva che era passato al bar”. Succedeva soprattutto il venerdì sera, quando chiudeva il cantiere e andava da Max, un locale della zona. Lì beveva, soprattutto birra – per cui, come si evince anche dai suoi post di Facebook, coltiva un rapporto di amore sopra le righe – per poi tornare a casa in condizioni alterate, dopoo aver guidato il suo camion ben al di sopra delle condizioni consentite dal codice della strada.


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