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L’autista senegalese è in carcere sorvegliato a vista
Cronaca

L’autista senegalese è in carcere sorvegliato a vista

autista senegalese
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L'autista senegalese che ha dato fuoco allo scuolabus è sorvegliato a vista in carcere. "Mia figlia non ha dormito", fa sapere la mamma di un'alunna

Sfiorata la tragedia. Un giorno di terrore per 51 ragazzini a Milano: un autista senegalese di 47 anni, Ousseynou Sy, con precedenti per violenza su minori e guida in stato di ebrezza, ha dirottato un bus e sequestrato gli studenti a bordo. Poi ha dato fuoco al mezzo minacciando di uccidersi. “Voglio farla finita, vado a fare una strage a Linate. Vanno fermate le morti nel Mediterraneo”, avrebbe detto prima di venire arrestato dai carabinieri e portato in ospedale. L’autobus, che stava percorrendo la strada provinciale 415 all’altezza di San Donato Milanese (Milano).

Ousseynou Sy si trova in una cella insieme ad altri detenuti nel carcere di San Vittore ed è sorvegliato a vista. Sy è stato portato in carcere intorno all’una della scorsa notte: subito dopo l’arresto era stato medicato in ospedale per leggere ustioni.

Autista senegalese in carcere

“È un miracolo, poteva essere una strage”, hanno commentato il procuratore di Milano Francesco Greco e il ministro dell’Interno Matteo Salvini di fronte alle immagini della carcassa del pullman completamente bruciato lungo la Paullese.

Non ci sono state invece conseguenze fisiche per 51 ragazzini, i quali però mai dimenticheranno quanto accaduto.

autista senegalese

Nell’interrogatorio davanti al capo del pool dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili e al pm Luca Poniz, Sy avrebbe spiegato cosa lo ha spinto a compiere quel gesto premeditato. Il caso della nave Mare Jonio sarebbe “l’episodio scatenante, la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso». Nella serata di mercoledì 20 marzo il senegalese ha avuto solo il colloquio con il medico di guardia. La mattina seguente il senegalese ha incontrato lo psichiatra, lo psicologo e l’educatore del reparto. Nelle ultime ore, in particolare durante il colloquio con lo psicologo della casa circondariale in centro a Milano, appare tranquillo.

Poi è stato trasferito nel reparto protetti, quello per i detenuti che non possono stare insieme ad altri come i pentiti, sex offenders, coloro che hanno compiuto reati contro donne e bambini e tra gli altri anche gli ex appartenenti alle forze dell’ordine.

I 51 ragazzi tornano a scuola

Intanto alla scuola Vailati di Crema si sta cercando di tornare alla normalità.

I ragazzi di seconda media che erano a bordo dell’autobus andato in fiamme a scuola ancora non si sono visti. La paura è ancora tanta e lo spavento molto vivo. La madre di una ragazzina che non era a bordo del mezzo ha deciso comunque di portarla a scuola, nonostante la figlia abbia paura. “Ho deciso di portarla anche perché a casa avrebbe guardato la tv e si sarebbe ancor più preoccupata. Questa notte non ha dormito“, ha fatto sapere.

Come riporta Leggo.it, davanti alla scuola i genitori si interrogano. Filippo, che ha una figlia in prima media, sostiene che nell’azienda di autobus per cui lavorava il conducente senegalese “non si fanno controlli”. Quindi ha giustamente aggiunto: “È inaccettabile che sia accaduto questo”. Il comune di Crema si costituirà parte civile nel processo a carico di Ouesseynou Sy, ha spiegato il sindaco, Stefania Bonaldi. Poi ha precisato che l’amministrazione comunale “non ha alcun potere di controllo” riguardo le condizioni del personale di Autoguidovie con il quale è stato stipulato un contratto con una gara d’appalto a livello provinciale.

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Asia Angaroni
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.