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Manuel Bortuzzo, tecnica wireless potrebbe farlo tornare a camminare

Una tecnica wireless potrebbe far tornare a camminare Manuel Bortuzzo.

manuel bortuzzo

Grande speranza per Manuel Bortuzzo, il giovane nuotatore rimasto vittima di un agguato che gli ha compromesso l’uso degli arti inferiori. Il ragazzo ha dimostrato da subito grande forza, tornando in piscina dopo solo un mese di convalescenza. Ora però arriva un forte segnale di speranza grazie ad una nuova tecnica di stimolazione elettrica del midollo spinale “wireless”.

La tecnica avrebbe già permesso a 6 persone paraplegiche di tornare a camminare. A dare la speranza è Grégoire Courtine, il cui gruppo di ricerca ha ideato la tecnica.

“Manuel potrebbe rispondere bene”

“E’ prematuro parlarne” ha esordito Courtine, cercando di non creare false speranze. Secondo quanto spiegato dal professore, nel 2020 verrà avviata la sperimentazione della tecnica sui pazienti con lesioni spinali recenti, e si potrebbe ipotizzare di valutare, se le verifiche del caso ne conformeranno l’opportunità, l’eventuale inserimento di Manuel in questa sperimentazione.

Courtine avrebbe inoltre sottolineato la complessità del caso di Manuel data dal fatto che la lesione spinale è stata causata da un proiettile. “Sulla base dei dati ad oggi noti – ha affermato – Manuel potrebbe rientrare nella tipologia di casi potenzialmente rispondenti al trattamento”. I risultati ottenuti finora dalla ricerca fanno ben sperare: sei persone sono infatti tornate a camminare autonomamente grazie alla stimolazione wireless.

La nuova tecnica

Attualmente la stimolazione è fatta posizionando un pace-maker a livello lombare nel paziente.

Un’antenna posizionata sull’addome invia il comando di stimolazione midollare. “L’operazione è controllata da un piccolo tablet. L’obiettivo è arrivare a inviare il comando di stimolazione attraverso Iphone o Iwatch” ha spiegato il professore. Per quanto riguarda invece il versante terapeutico, “finora la tecnica è stata utilizzata su persone con lesioni spinali vecchie di alcuni anni, ma i test sui topi hanno dimostrato che un utilizzo della tecnica su lesioni recenti da risultati notevolmente migliori. Per questo dal 2020 avvieremo una nuova sperimentazioni”.

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