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Farfuglia ed è confusa, l’ospedale la dimette: morta mamma 32enne

La famiglia di Veronica Costantini si è rivolta a un avvocato: la Procura ha aperto un'inchiesta per fare luce sulle responsabilità mediche.

Pescara, morta dimessa dall'ospedale
Pescara, morta dimessa dall'ospedale

È morta solo sei giorni dopo aver presentato i primi sintomi di un malore la cui gravità non è stata immediatamente compresa dai medici di Pescara. Veronica Costantini, mamma di 32 anni di Montesilvano, si era recata in ospedale in uno stato di grande confusione.

Ma i medici del nosocomio l’hanno dimessa dopo averla sottoposta a una serie di accertamenti da cui non era emersa alcuna patologia conclamata. La Procura di Pescara ha aperto un’inchiesta, si apprende da Fanpage, per fare luce sulla vicenda e risalire a eventuali responsabilità del personale sanitario. Veronica lascia un marito e due bambine.

Dalle dimissioni alla crisi cardiaca

Circa una settimana prima del decesso, Veronica ha lamentato i primi sintomi di malessere.

La madre della donna, grazie al suo occhio esperto di infermiera in pensione, notato che la figlia, stesa a letto, appariva confusa e assente, farfugliava e non riusciva a rispondere correttamente neppure alle domande più semplici. La madre ha quindi chiamato il 118, il cui personale l’ha portata all’ospedale di Pescara. In seguito all’esito negativo degli esami, la 32enne è stata dimessa. Ma il giorno successivo i sintomi si sono ripresentati.

Il medico di base, allertato dalla famiglia, le ha prescritto dei medicinali che si sono rivelati inadeguati.

Le sue condizioni sono ulteriormente peggiorate e il 3 aprile è stata portata d’urgenza in pronto soccorso. Da lì, il personale sanitario l’ha trasferita prima nel reparto di Malattie infettive e poi in quello di Neuropsichiatria. Si trovava in ospedale quando ha avuto una forte crisi epilettica, seguita da una crisi cardiaca che l’ha lasciata senza attività vitale per almeno 20 minuti. In seguito all’attacco, è stata trasferita nel reparto di Rinanimazione, ma per lei non c’è stato niente da fare: è sopraggiunta la morte cerebrale. La famiglia ha avviato la procedura per la donazione degli organi.

L’inchiesta

I familiari si sono inoltre rivolti a un avvocato, Anthony Ernest Aliano, secondo il quale una corretta diagnosi avrebbe potuto salvare la vita della donna. “Elementi inquietanti hanno caratterizzato la gestione del paziente”, ha spiegato il legale. La magistratura ha disposto l’esecuzione dell’autopsia. Nel frattempo, Nicoletta Verì, assessore alla Salute della Regione Abruzzo, ha attivato il Servizio Ispettivo del Dipartimento Salute e Welfare.

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