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I genitori non possono pagare la mensa: alla figlia tonno e cracker

La segreteria provinciale del Pd ha attaccato l'amministrazione comunale a guida leghista: "Scelta discriminatoria".

Verona, bimba mensa scuola
Verona, bimba mensa scuola

È ora di pranzo ed è affamata, ma davanti a sé ha solo una scatoletta di tonno e un pacchetto di cracker. È accaduto a una bimba che frequenta la scuola elementare “Giacomo Zanella” di Minerbe, in provincia di Verona. Dal Corriere del Veneto si apprende che i genitori della bambina, di origine straniera, non hanno potuto pagare il servizio della mensa scolastica e per questo la figlia non ha diritto a ricevere lo stesso pasto dei suoi compagni.

Pd: “Scelta discriminatoria”

Il caso ha rapidamente assunto connotazioni politiche. L’episodio è stato infatti denunciato alla stampa locale dalla segreteria provinciale del Partito democratico, che ha definito quella dell’amministrazione comunale, a guida leghista, una “scelta discriminatoria“. I rappresentanti del Pd, si apprende da Today, hanno chiesto all’amministrazione comunale di dare vita a “nuove misure di welfare per agevolare le famiglie in difficoltà”. Sono necessari, hanno continuato, “accordi con la ditta che fornisce i pasti, ad esempio incentivando la lotta agli sprechi così da creare risparmi che permettano di garantire il pasto a tutti i bambini che usufruiscono del servizio mensa”.

La risposta del sindaco

Il primo cittadino, Andrea Girardi, ha sottolineato di aver ripetutamente sollecitato i genitori al pagamento: “Il nostro Comune ha sempre aiutato tutti, non volevamo certo arrivare a una situazione del genere. Allo stato attuale contribuiamo attivamente, per quanto riguarda il costo della mensa, a coprire la spesa per circa trenta famiglie. La famiglia in questione è stata più volte sollecitata, i nostri uffici hanno chiesto loro se intendevano presentare una domanda per avere una riduzione o l’esenzione, a seconda di quella che è la loro situazione patrimoniale.

A tante richieste, non è arrivata nessuna risposta. Abbiamo dovuto prendere provvedimenti per tutelare chi è in regola. Non intendiamo ovviamente discriminare nessuno e i bambini non sono stati lasciati senza pasto, ma siamo arrivati a decine di persone che non pagavano e dovevamo fare qualcosa. Non è la prima volta che succede, solo che questa volta il caso è stato montato“.

I precedenti

Sembra infatti, riferisce il Corriere del Veneto, che nel medesimo istituto si siano già verificati altri casi simili, alla fine del 2018. In alcune occasioni, le insegnanti hanno rinunciato al proprio pasto per darlo ai bambini in difficoltà. Un “caso limite” motivato dalla “correttezza” degli educatori coinvolti, ha commentato il vicesindaco con delega alle politiche familiari, Massimo Momi.

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