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Torino, educatrice abusa di un minore: arrestata

Allontanava il marito dall'abitazione con la scusa del disagio del ragazzo per poi consumare le violenze tra le mura domestiche.

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Abusava di un ragazzino di 14 anni ospitato nella comunità di minori di Torino nella quale lavorava come educatrice. La donna, che aveva il permesso di uscire dalla struttura con il ragazzo, lo portava a casa sua. Luogo dove – una volta fatto uscire il marito con il pretesto del disagio del ragazzo – consumava le violenze.

Ora la donna dovrà rispondere dell’accusa di atti sessuali su minore mossa nei suoi confronti dalla prima sezione penale della Procura di Torino.

Le violenze durate tre anni

Secondo gli inquirenti le violenze sarebbero durate per più di tre anni. Iniziate nel luglio del 2014, e protratte fino all’agosto 2017, quando il ragazzo, ormai quasi maggiorenne, ha trovato il coraggio di raccontare quanto gli stava accadendo ad alcuni educatori del centro in cui era ospitato.

Portando così ad emergere le violenze sessuali alle quali era sottoposto dalla donna. Secondo quanto sostenuto dall’accusa, quest’ultima pur di poter soddisfare i suoi perversi desideri, induceva il marito ad uscire dalla loro abitazione, adducendo la scusa di un presunto disagio del ragazzo derivante dalla sua presenza.

L’ultimo precedente a Torino

Una storia di abusi che giunge nemmeno un mese dopo l’emergere di un simile caso, sempre nel torinese, che ha visto una 42enne venire accusata di aver praticato atti sessuali su un minore, oltre che di avergli ceduto della droga.

Stando a quanto sostenuto dall’accusa, la donna avrebbe avuto una relazione durata circa due anni con un amico della figlia. Con lui, durante i loro incontri, avrebbe anche consumato della droga. Le indagini erano partite su segnalazione della madre del ragazzo, che aveva maturato il sospetto che tra il figlio e la donna potesse esserci una relazione.

Pochi giorni prima, invece, la vicenda dell’infermiera residente a Prato che ha avuto un figlio dal 14enne a cui dava ripetizioni. Con i risultati delle analisi del Dna effettuate, si ha ora avuto conferma che il padre del bambino della 35enne è proprio il giovane. Anche in questo caso la donna dovrà rispondere dell’accusa di atti sessuali con minore.

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