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Palermo, picchiata e abusata sessualmente dai genitori: “Meglio morta che lesbica”
Cronaca

Palermo, picchiata e abusata sessualmente dai genitori: “Meglio morta che lesbica”

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"Quando hanno scoperto che ero lesbica mi hanno picchiata", racconta la ragazza. Il padre è arrivato anche ad abusarla sessualmente

A 23 anni ha finalmente trovato la forza di raccontare gli abusi dei genitori. Una storia di maltrattamenti domestici iniziata otto anni fa, quando la ragazza aveva solo 15 anni. La sua testimonianza è stata pubblicata da la Repubblica alla vigilia di questo maggio 2019 ed è l’ennesimo racconto di patriarcato e intolleranza che permea le maglie della società. Le violenze, come ha spiegato la giovane, sono iniziate quanto i suoi genitori hanno scoperto il suo orientamento sessuale: “Mi tagliavo i capelli e vestivo maschile – dice -. Quando hanno scoperto che ero lesbica, mi hanno picchiato in testa, sulle gambe, mi davano botte dappertutto. Mi hanno anche violentata più volte con un tubo di ferro”. “Meglio una figlia morta che lesbica” sarebbe arrivata a dirle la madre.

Abusi sessuali e maltrattamenti

“Ho tentato il suicidio tre volte – ha raccontato la ragazza – ma dopo l’ennesimo abuso sessuale sono scappata e li ho denunciati, ero appena diventata maggiorenne”.

Le accuse a carico dei genitori sono di maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori. Di fronte alla denuncia della figlia la coppia ha però negato tutto, coperta dall’omertà dei compaesani. La ragazza ha anche raccontato di aver tentato la fuga diverse volte nel corso degli anni e di essere sempre stata ricondotta a casa dai suoi aguzzini da quelle stesse persone cui si era rivolta in cerca di aiuto.

“Ero ormai a un bivio o la vita o la morte – conclude il racconto la giovane -. E ho scelto di vivere e denunciare i miei genitori“. Per qualche tempo la ragazza è stata trasferita in una comunità protetta. Ora la priorità per lei è continuare a raccontare la sua storia, perché, spiega, “tante altre ragazze che vivono situazioni simili non si scoraggino, non pensino mai di farla finita”. Perché anche loro insomma “trovino il coraggio di denunciare”.

© Riproduzione riservata

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