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È morto l’uomo che cercava di incassare un 13 al Totocalcio dal 1981

Il Coni ha sempre sostenuto che la schedina vincente da un miliardo di lire non fosse mai giunta all'archivio corazzato del Totocalcio.

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Alla fine non potrà coronare il suo sogno Martino Scialpi, il venditore ambulante di Martina Franca che sosteneva di aver fatto 13 al Totocalcio nel 1981. L’uomo è morto venerdì 7 giugno, dopo che per 38 anni ha cercato di dimostrare di essere il legittimo destinatario della presunta vincita di circa un miliardo di lire.

Una vincita che tuttavia non è mai stata riconosciuta al 67enne. Il Coni sosteneva infatti che la schedina non fosse mai giunta all’archivio corazzato del Totocalcio.

La lunga trafila giudiziaria

Nel corso di questi ultimi quattro decenni Scialpi non ha mai fatto un passo indietro in merito alla vincita. L’uomo è infatti arrivato a spendere di tasca sua oltre 500mila euro in viaggi e spese legali. Una cifra che tuttavia sarebbe stata ampiamente ripagata da un’eventuale sentenza in suo favore, dato che il miliardo di lire del 1981 sarebbe stato rivalutato all’inflazione odierna a ben 10 milioni di euro.

A coronare questo calvario giudiziario nel 1987 Scialpi venne addirittura indagato per truffa, venendo poi successivamente assolto. Una relazione fatta dal Coni avrebbe infatti ricondotto lo smarrimenti della matrice della schedina ad una “sottrazione ad opera di terzi”, per la quale venne accusato lo stesso Scialpi.

Anche da parte del Coni però c’è sempre stata la volontà di far valere le proprie ragioni. In seguito ad un’indagine interna veniva infatti stabilito come lo smarrimento della schedina fosse attribuibile: “alla caduta accidentale del blocchetto contenente la schedina, con il conseguente inspiegabile e increscioso accaduto”.

Un episodio dettato dalla semplice sfortuna, per il quale quindi secondo il Coni non graverebbe la responsabilità di nessuno.

La svolta degli ultimi anni

Le azioni legali intraprese da Scialpi, assistito dall’avvocato Giuseppe Boccia, avevano tuttavia nell’ultimo periodo portato ad alcuni risvolti inaspettati nelle indagini. Nel marzo del 2016 infatti, la Procura di Potenza aveva aveva iscritto 36 persone nel registro degli indagati. Gli iscritti erano esponenti del Coni, magistrati, ufficiali della Guardia di finanza, avvocati e dirigenti dell’Azienda Monopoli di Stato.

A seguito dell’indagine, il giudice civile del Tribunale di Roma, Federico Salvati, aveva esortato le parti a trovare una conciliazione.

L’iter giudiziario avviato da Scialpi verrà probabilmente ora portato avanti dai figli dell’uomo. Lo stesso qualche anno fa aveva narrato la sua odissea nel libro autobiografico “Ho fatto 13”. Un modo forse per esorcizzare la disavventura di quella vincita mai arrivata.

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