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Angelo: “Ho sentito che cedeva. E allora gli ho mandato un bacino”

Trentotto anni dopo, Angelo racconta la storia del salvataggio del piccolo Alfredino, caduto in un pozzo. L'episodio lo fa ancora commuovere.

angelo di vermiglio
angelo di vermiglio

Angelo Licheri è l’uomo che tentò di salvare un ragazzino, Alfredino, caduto in un pozzo. Nel giugno del 1981, infatti, l’uomo aveva assistito a una diretta Rai la tragedia e aveva deciso di intervenire personalmente per salvare il giovane. Così, si recò in via Vermicino come volontario: 38 anni dopo il grande gesto, Angelo ha deciso di raccontare il salvataggio. Oggi l’uomo soffre di diabete, ha perso una gamba e soffre di cecità. Ma nonostante tutto è ancora dell’idea che “davanti ai bambini che hanno bisogno di aiuto sarei capace di fare qualsiasi cosa anche così malmesso”.

L’angelo di Vermiglio

Angelo all’epoca era un uomo di 37 anni, mingherlino ma con coraggio da vendere. Infatti, si propose come volontario per aiutare a estrarre un ragazzino intrappolato in un pozzo.

Lui stesso ha raccontato l’episodio al Corriere della Sera con un po’ di rammarico: “Il bambino era a 64 metri di profondità. Gli ho tolto il fango dagli occhi e dalla bocca e ho cominciato a parlargli, dolcemente. So che capiva tutto. Non riusciva a rispondere ma l’ho sentito rantolare e per me era quella la sua risposta”. Una volta tornato in superficie, Angelo aveva il volto solcato da lacrime di tristezza, il sangue gli colava sulla pelle scorticata. Purtroppo, infatti, non era riuscito a salvare il piccolo Alfredino.

Il racconto del salvataggio

“Gli tolsi il fango dagli occhietti e dalla bocca e cominciai a fargli promesse che avrei senz’altro mantenuto” ha ricordato Angelo nel racconto al Corriere. “Gli dissi: ho tre bambini e uno è più piccolo di te.

Hanno tutti la bicicletta. Sai che facciamo? Appena usciamo ne compro una anche a te, vedrai che sarai orgoglioso di questa bici nuova. E poi ti compro anche una barchetta, mi hanno detto che sai pescare bene… Lui emetteva quel rantolo che è qui, nella mia testa…”. I ricordi sono ancora vivi, nonostante siano passati ormai 38 anni dall’accaduto. Angelo ha provato più volte a sollevare il piccolo Alfredino, ma ogni tentativo era vano.

angelo licheri

Lo aveva imbragato, aveva tentato di sollevarlo dalla canottiera e persino dal polso. “Ho provato a prenderlo per i gomiti ma niente, non si riusciva. Alla fine l’ho afferrato per i polsi e nel tentativo di tirarlo su gli ho rotto quello sinistro. Ho sentito un lamento, lieve. Non aveva più forze, povera creatura. Gli ho detto: dopo tutta la sofferenza che hai patito ci mancavo proprio io a farti ancora più male. Dopo vari tentativi andati a vuoto, l’ultimo che ho fatto è stato prenderlo per la canottierina, ma appena hanno cominciato a tirare ho sentito che cedeva. E allora gli ho mandato un bacino e sono venuto via. Ciao piccolino”.

I sospetti della moglie

Angelo disse alla moglie che andava a prendere le sigarette, ma in realtà si stava recando in via Vermicino per un gesto d’onore. Ma la donna lo aveva scoperto poche ore prima davanti allo specchio mentre si allenava con contorsioni del busto sospette. La spiegazione di Angelo fu “Faccio un po’ di ginnastica“. Ma la moglie aveva capito che in realtà si stava allenando per andare a salvare il piccolo caduto nel pozzo.


Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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