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Sea Watch, parla il cardinale Parolin: “La vita umana va salvata in qualsiasi maniera”

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Il Segretario di Stato vaticano è intervenuto durante la festa del giornale cattolico "Avvenire".

Segretario di Stato

“Io credo che la vita umana va salvata in qualsiasi maniera, ecco. Quindi quella deve essere la stella polare che ci guida, poi tutto il resto è secondario”. Queste le parole del Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, a Potenza.

Parolin ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti al termine della Messa celebrata nell’ultima giornata della festa del quotidiano cattolico “Avvenire”. Le sue parole si riferiscono niente meno che alla vicenda della nave Sea Watch, tra i tanti argomenti di cui si è parlato durante l’incontro con il Segretario di Stato vaticano.

Le parole del cardinale Parolin

A esprimersi sul caso Sea Watch, che sta tenendo sulle spine la cronaca e la politica italiana, è stato anche il cardinale Pietro Parolin, che si è presentato alla festa di “Avvenire” a Potenza e ha detto la sua sul caso Sea Watch.

“La ricerca della pace è l’obiettivo della diplomazia, una pace globale nell’ordine della giustizia per la diplomazia vaticana” ha spiegato il Segretario di Stato della Santa Sede. “Salvare vite umane è la stella polare”.

L’incontro con Parolin ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Direttore del quotidiano cattolico Marco Tarquinio e dell’arcivescovo di Potenza, monsignor Salvatore Ligorio. Tra i numerosi temi affrontati c’è stato quello delicato degli immigrati della nave Sea Watch.

Attesa, a questo punto, la risposta del Ministro degli Interni Matteo Salvini, che in passato ha già avuto modo di confrontarsi con il Segretario di Stato vaticano. “Credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso” aveva affermato Parolin, per poi ascoltare la replica del vicepremier: “Se invoco la protezione di Maria dà fastidio a qualcuno? Chiedo la protezione di Dio per i nostri giovani, i nostri figli perché Europa ci sta preparando un futuro di disoccupazione e precarietà”.


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