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Borsellino, gli audio inediti: “Scorta solo la mattina, così posso morire di pomeriggio”

Nell'audio, Paolo Borsellino lamenta la riduzione al minimo della scorta e il mancato funzionamento di un computer.

Borsellino audio
Borsellino audio

Era l’8 maggio 1984 quando si tenne la prima delle sei audizioni in cui Paolo Borsellino ha portato alla luce difficoltà che lui, insieme a tutto il pool antimafia, stava affrontando nel corso del maxi-processo a Cosa nostra. Poche settimane dopo, gli inquirenti si sarebbero potuti avvalere della collaborazione di Tommaso Buscetta. Quella di quegli anni era un’indagine riservatissima, tanto che solo 35 anni dopo la Procura di Marsala ha deciso di rendere pubblico un audio segreto in cui Borsellino esprime perplessità sulla scorta.

L’audio di Paolo Borsellino

La decisione di diffondere l’audio segreto di Borsellino è stata presa dal procuratore della Repubblica di Marsala e dalla commissione antimafia, sotto la guida del senatore Nicola Morra. L’occasione è quella del 19 luglio, ventisettesimo anniversario della morte del magistrato simbolo della notte a Cosa nostra.

La registrazione e la sua trascrizione rivela una realtà amara, in cui il giudice e i colleghi sono costretti ad arrangiarsi e a contare su una quantità di risorse, da parte dello Stato, assai inferiore al necessario.

La prima denuncia sporta da Borsellino riguarda un computer. La tecnologia è ormai indispensabile perché il pool antimafia possa svolgere il suo lavoro, ma il computer arrivato a Palermo “purtroppo non sarà operativo se non tra qualche mese, perché sembra che i problemi della sua installazione siano estremamente gravi, anche se non si riesce a capire perché”. I magistrati non si fermano, ma sono costretti ad arrangiarsi “con le nostre semplici rubrichette artigianali. Il giudice che è costretto a lavorare, come nel processo attualmente in corso, per 16 o 18 ore al giorno rimane, per buona parte della giornata, solo con se stesso, con tutto l’aggravio che ne deriva”.

La scorta ridotta

Ma i problemi più gravi riguardano la scorta, ridotta al minimo: “Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina”.

Il motivo è che “il pomeriggio è disponibile solo una blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera“.


Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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