I genitori di Simone: “Ci dispiace che non ci sia la pena di morte”
Cronaca

I genitori di Simone: “Ci dispiace che non ci sia la pena di morte”

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"Devono buttare la chiave della prigione in cui sarà rinchiuso". Così i genitori di Simone sfogano il loro dolore

Dopo Alessio, anche il cuginetto a cui erano già state amputate le gambe non ce l’ha fatta. I due erano stati investi da un Suv lanciato a grande velocità in una stradina del centro storico di Vittoria. I genitori di Simone si scagliano contro l’assassino e urlano il proprio dolore.

Genitori di Simone, lo sfogo contro Greco

“Devono buttare la chiave della prigione in cui sarà rinchiuso. Non è stato un incidente stradale. Quello era scatenato e non doveva stare in giro per la città”. Queste le parole dei genitori di Simone riguardo all’assassino del figlio, alla guida ubriaco e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Ai microfoni di Videomediterraneo, il padre dell’undicenne si appella a Di Maio e dice: “So che verrà ai funerali. Con Salvini, devono cambiare le leggi“. E ancora: “Lo uccida lo Stato lasciandolo in galera a vita”. Uno straziante grido di dolore anche quello della madre: “Io spero che i ministri facciano delle leggi per riscattare tutti questi bambini morti per incidenti causati da chi guida sotto effetto di alcol e droga”.

E ancora: “Non possono pagare i bambini che hanno la coscienza pulita. Loro hanno la coscienza sporca”. Quindi sfoga la sua rabbia: “Se ci fosse la pena di morte in Italia gli dovrebbe toccare. Mio figlio e mio nipote non ci sono più. Hanno avuto la pena di morte da lui”.

I genitori aggiungono: “Adesso deve avere la pena più pesante che ci sia. Noi non abbiamo più lacrime per piangere. Noi vogliamo vendetta per i nostri figli, ma anche per tutti gli altri che perdono la vita a causa di incidenti stradali dove ci sono automobilisti che guidano sotto effetto di sostanze o di alcol”. Su Greco hanno ribadito: “Devo marcire in carcere. Muoia, si uccida in alternativa. Voglio sentire dai giudici nella sentenza che venga condannato all’ergastolo“.

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Asia Angaroni
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.