Napoli in rivolta per il cane ucciso Rocky, nulla contro la camorra
Cronaca

Napoli in rivolta per il cane ucciso Rocky, nulla contro la camorra

cane rocky giustizia

Le parole di Ciro Pellegrino sulla manifestazione contro l'uccisione del cane Rocky per mano di un poliziotto durante l'arresto di un pregiudicato.

Via Rosaroll, Napoli, tutti conoscono la sua storia, tutti conoscono il degrado e le attività malavitose che avvengono nel quartiere, eppure tutto tace. Morto il cane Rocky, ucciso da un poliziotto durante l’arresto di un pregiudicato, si è assistito ad un corteo che mal si sposa con quanto accaduto.

Napoli in rivolta per Rocky

A spendere parole sull’accaduto è Ciro Pellegrino, con enfasi e dolore quasi. Conosce bene quel quartiere, ed in particolare via Cesare Rosaroll, a Napoli, tra Vasto e via Floria, dove ha visto bombe scoppiare ed episodi di piccola criminalità. L’uccisione di Luigi Galletta, nel 2015 in via Carbonara, come se fosse un fatto normale, gli scippi agli angoli delle strade e la paura degli agguati nei giorni della faida dei baby boss di camorra, poi morti ammazzati. Silenzio. Tanto silenzio. Le rapine ai turisti e le minacce di morte ai giovani. Ancora silenzio. Ma non per la vicenda del cane Rocky e per la manifestazione che è seguita sabato 20 luglio, dove circa 300 persone hanno manifestato per la morte del pitbull, dopo il tentativo della polizia di arrestare il suo padrone, un pregiudicato di 25 anni.

cane rocky napoli

Rocky ucciso scatena gli animalisti

Pellegrino invita gli animalisti scesi in piazza per protestare a farsi un esame di coscienza, perché Rocky – ucciso sì per mano delle forze armate, è intervenuto attaccando i poliziotti che, nel mezzo di quel parapiglia, nulla hanno potuto fare se non sacrificare l’animale per evitare di uccidere il giovane criminale che si è presentato – stando al rapporto, con una finta pistola. Un sacrificio, quindi, che ha salvato la vita del padrone. O del pregiudicato. E lancia un appello a tutti coloro che si sono scagliati contro le forze dell’ordine, tra minacce e toni duri, a riflettere bene sulle condizioni di vita del quotidiano del quartiere, dei tanti gesti non condannati dagli abitanti e di come realmente si vive nel quartiere, per evitare di distorcere i fatti. Raccontando magari che la polizia è intervenuta uccidendo di proposito il cane e non per difendere e salvare la vita di un pregiudicato per una futura condanna.

E invitando ad alzare la voce per condannare i veri gesti sbagliati e la realtà impossibile del quartiere.


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Lavinia Nocelli
Lavinia Nocelli, classe '94, marchigianamente di Senigallia. Arrivata per la prima volta a Milano nel 2013, ho studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera. La mia tesi mi ha portato in Albania, dove ho realizzato un docufilm sulle nuove mete d'emigrazione Italiana, documentando la situazione a Tirana, la capitale. Nel mentre un docufilm in veste di aiuto registra con Francesca La Mantia, "La memoria che resta". Poi il fotoreportage nella "jungle" di Calais, Francia, il campo profughi da cui oltre 10000 rifugiati cercavano di passare i confini per arrivare nel Regno Unito. E i due anni a Parigi, all'Ecole Supérieur de Journalisme, dove ho seguito da vicino le manifestazioni dei Gilet Gialli. Fotogiornalista per Waamoz, scrivo tra Roma e Milano, dove collaboro con Notizie.it. Leggo per passione, scrivo per dovere: scambiate le frasi e aggiungete negativi in bianco e nero. E tanti chilometri in mezzo, percorsi e immaginati.