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Eutanasia, Marco Cappato: “I politici non vogliono che se ne parli”

In un'intervista a Notizie.it, Marco Cappato commenta la richiesta di rinvio della sentenza della Consulta.

suicidio assistito eutanasia corte costituzionale marco cappato
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È prevista per martedì 24 settembre la sentenza della Corte Costituzionale sulle norme del codice penale che regolano l’eutanasia, al termine del periodo concesso al Parlamento per legiferare sul suicidio assistito e sul caso di Dj Fabo. Ora che tempo per il mondo politico è scaduto, intervengono (nuovamente) i giudici della Consulta. Intervistato da Notizie.it, Marco Cappato, leader dell’Associazione Luca Coscioni, commenta il tentativo di rinvio e il vuoto legislativo in materia di “fine vita”.

Eutanasia, attesa sentenza della Consulta

Era il febbraio 2017 quando Marco Cappato ha accompagnato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, in una clinica in Svizzera per aiutarlo a porre fine alle sue sofferenze mediante il suicidio assistito. Un anno dopo, il 14 febbraio 2018, la Corte d’Assise di Milano ha chiesto alla Corte Costituzionale una valutazione sulla legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale.

La Consulta ha concesso al Parlamento un anno di tempo, fino al 24 settembre 2019, per promulgare una legge che regoli il “fine vita”. Ma nessuna norma è stata approvata dalle Commissioni Giustizia e Affari sociali. A pochi giorni dalla sentenza della Consulta, fonti pentastellate hanno riferito che la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati sarebbe pronta a effettuare una chiamata informale per chiedere ai giudizi costituzionali di concedere altro tempo al Parlamento.

Intervista a Marco Cappato

Il suo nome è legato alla storia di Dj Fabo. Cos’è cambiato da quel febbraio 2017 a oggi?

La novità è stata introdotta proprio nelle settimane del processo nei miei confronti, anche grazie alla mobilitazione di una fetta enorme dell’opinione pubblica. Quello che è cambiato è che ora è chiaro, per legge, che ciascuno può rinunciare a una terapia anche vitale e lo può fare anche avendo il diritto di essere sedato, ovvero di morire senza soffrire.

Quello che manca, invece, è la possibilità di ottenere questo attraverso l’assistenza medica o attraverso una vera e propria eutanasia. Questo è l’obiettivo.

Nel febbraio 2018, la Corte d’Assise di Milano ha chiesto alla Consulta una valutazione sulla legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale che regola l’eutanasia. Cosa prevede oggi, a più di un anno di distanza, la legge italiana per chi vuole porre fine alla propria vita?

Oggi, se una persona è attaccata a un macchinario o dipende da una terapia salvavita, ha il diritto a poter interrompere questa terapia e a essere accompagnato alla morte, anche attraverso il testamento biologico. Se invece questa persona viene aiutata, chi l’aiuta può essere condannato, da 5 a 12 anni di carcere, per aiuto al suicidio o per omicidio del consenziente, con una pena ancora superiore.

Quello che manca nel nostro ordinamento è una depenalizzazione dell’aiuto a morire in casi specifici di sofferenza insopportabile e di malattia irreversibile.

La sentenza della Consulta

Secondo fonti pentastellate, la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati sarebbe pronta a chiedere alla Corte Costituzionale di concedere altro tempo al Parlamento. Perché lo ha definito un “vero e proprio abuso di potere”?

La Corte Costituzionale è chiamata a decidere sul processo nei miei confronti, un processo per il quale rischio da 5 a 12 anni di carcere. È un processo giudiziario, non un dibattito politico, e la Consulta applica la Costituzione. Che la presidente di un’assemblea legislativa, che avrebbe il compito di promuovere il dibattito all’interno del Parlamento, cerchi invece di influenzare, ostacolandolo, l’esito di una procedura giudiziaria è contrario alla separazione dei poteri. È un’invasione di campo del legislatore nel terreno che spetta invece ai giudici della Corte.

Ritiene possibile che la presidente del Senato abbia ricevuto pressione dai gruppi parlamentari?

È accaduto tutto alla luce del sole. Anche il presidente della Conferenza episcopale italiana ha chiesto un rinvio e una modifica della legge sul testamento biologico. Alcuni parlamentari si sono schierati in questa direzione. Quando hanno visto che non avevano i numeri in Parlamento per cercare di ostacolare la Corte, hanno scelto questa strada “informale” della telefonata della presidente del Senato.

Ritiene probabile che la Consulta accolga la richiesta?

La Consulta è libera di decidere come crede. Dal punto di vista strettamente tecnico, è possibile che accetti. Io spero che la richiesta venga respinta, anche perché il Parlamento ha avuto molto tempo per affrontare la materia. La nostra legge di iniziativa popolare è stata depositata sei anni fa. In questi undici mesi, dall’ordinanza della Corte Costituzionale, il Parlamento non è riuscito nemmeno ad approvare il testo base. Sulla base di quali elementi dovrebbe riuscire a fare domani quello che non è riuscito a fare oggi? Il tema ha un’urgenza assoluta, non si può rinviare all’infinito.

Eutanasia e politica

Sul suo profilo Facebook si legge: “La chiacchiera politicante italiana non ha dedicato al tema neanche mezzo minuto”, eppure sono “decisioni che riguardano letteralmente la vita e la morte di tutti”. Perché il suicidio assistito è un tema di cui la politica italiana si occupa così poco?

Perché ai grandi partiti non interessa che si discuta di questi temi. I politici non riescono a mantenere obbedienti i loro parlamentari e gli stessi elettori sono molto più avanti di loro. Non hanno nulla da guadagnare da questo dibattito nella rissa quotidiana della politica. Per questo preferiscono che non se ne parli.

L’ultimo governo di centrosinistra ha fatto dei temi etici la propria bandiera, dalle unioni civili al “dopo di noi”, mentre il M5s li ha esclusi dal proprio programma. Crede che l’ingresso del Pd nel governo, al posto della Lega, e la nascita di Italia Viva come nuovo soggetto politico possano far ripartire la discussione sui temi etici nel governo e in Parlamento?

Nel programma di governo non compaiono i temi etici, non si parla nemmeno di libertà. Ecco perché non ho particolari aspettative. In ogni caso, legiferare spetta al Parlamento, non al governo, quindi la maggioranza c’era prima e ci sarebbe anche adesso. L’unica cosa che noi chiediamo all’esecutivo è che lasci il Parlamento libero di decidere e che garantisca su questo tema una giusta informazione ai cittadini. Questo è un compito che spetta al governo e che fino a questo momento è stato disatteso. Dopo la tempesta della Corte Costituzionale, sarà possibile riprendere il discorso.

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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