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Bimbo ucciso dal padre a Firenze: la Procura chiede l’ergastolo

Uccise il figlio di un anno durante una lite con la convivente, ora rischia l'ergastolo con isolamento diurno. La sentenza il 24 ottobre 2019.

bimbo ucciso dal padre firenze
bimbo ucciso dal padre firenze

Ergastolo con isolamento diurno. Questa la pena chiesta dalla Procura di Firenze per Niccolò Patriarchi, l’uomo di 34 anni accusato dell’omicidio del figlio, il 14 settembre del 2018. Il bimbo, di solo un anno, sarebbe stato ucciso dal padre durante una lite con la compagna, nella loro casa di Firenze.

La follia omicida scattò per la gelosia nei confronti della convivente, la 30enne Annalisa Landi. Dopo aver accoltellato il piccolo Michele, l’uomo tentò anche di uccidere la figlia di sette anni e la compagna. Prima che avvenisse la tragedia, la donna aveva già presentato una serie di denunce contro il convivente. L’uomo era anche già stato dichiarato socialmente pericoloso da una previa perizia effettuata nell’ambito di un’inchiesta su maltrattamenti domestici.

Firenze, bimbo ucciso dal padre

Il processo di Niccolò Patriarchi per l’uccisione del figlio si sta svolgendo con rito abbreviato e la sentenza è prevista per il prossimo 24 ottobre. A coordinare le indagini su questo brutale omicidio è stata la pm Benedetta Foti mentre il 34enne, imputato di omicidio, tentato omicidio e maltrattamenti, è difeso dall’avvocato Federico Begattini. Un’ulteriore perizia psichiatrica, effettuata sull’uomo qualche mese fa nell’ambito del processo per omicidio, ha evidenziato un grave disturbo della personalità tale da far ritenere Niccolò una persona socialmente pericolosa.

Allo stesso tempo, la perizia lo ha considerato però in grado di comprendere il contesto giudiziario nel quale si trova e per tanto idoneo a sostenere il processo in corso.

Poco dopo essere arrestato per l’uccisione del piccolo Michele, l’uomo aveva più volte tentato di togliersi la vita senza però riuscirci. L’ultima volta è accaduto davanti al Tribunale di Firenze proprio mentre stava raggiungendo l’aula per l’udienza preliminare. Fondamentale l’intervento degli agenti della scorta che hanno scongiurato il tentativo di suicidio.

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