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Aprire un’attività in Italia, la storia di Davide: “Rischio di perdere tutto”

Davide Panero, 26enne aspirante imprenditore, racconta a Notizie.it le difficoltà di aprire un'attività commerciale in Italia.

aspiranti giovani imprenditori
aspiranti giovani imprenditori

Non è un Paese per giovani, ancor meno per giovani aspiranti imprenditori. Il percorso di chi, in Italia, sogna di mettersi in proprio e aprire un’attività è costellato di ostacoli, fino al rischio di perdere tutto a causa dei debiti e restare impigliati in un vortice di intoppi burocratici e mancati finanziamenti. Davide Panero, 26enne torinese, lo ha vissuto sulla propria pelle e, ai microfoni di Notizie.it, ha raccontato la propria storia.

Intervista a Davide Panero

Sei uno dei 30 mila giovani che tentano di aprire un’attività in Italia, ma sono costretti a rinunciare. Com’è iniziata la tua avventura da aspirante imprenditore?

Ho scelto di intraprendere la carriera imprenditoriale dopo una serie di lavori estremamente precari. Grazie a un’offerta che ho ricevuto da un’azienda che riforniva il mio ex titolare, ho deciso di aprire un’attività dedicata alla rivendita di prodotti per estetiste e alla formazione professionale delle ragazze.

Ho fatto fare una valutazione finanziaria del progetto, ho aperto partita IVA e ho chiesto un primo prestito. Dopo aver scelto il locale a Torino, ho dato inizio ai lavori di ristrutturazione. Questo primo prestito, però, ha tardato ad arrivare, inizialmente per cause non ben definite. Il ritardo mi ha causato una serie di problematiche, prima fra tutte l’interruzione dei lavori. L’impresa edile incaricata della ristrutturazione si è tirata indietro, data la mia instabilità economica, e mi sono trovato ad affrontare le spese per intero.

Inizialmente ero abbastanza tranquillo: si sente parlare tutti i giorni di incentivi alle imprese. Ma quando mi sono attivato per cercare altre fonti di credito, ho capito che la situazione era allarmante. L’unico che si è reso disponibile è l’MCC (Medio Credito Centrale), ma dopo due settimane mi è arrivata la lettera di delibera negativa.

Hai scoperto di essere stato segnalato come “cattivo pagatore”: perché?

L’unico finanziamento che ho in atto è quello per uno smartphone.

Dopo il no dell’MCC, ho riscontrato che risulto moroso per tre rate. Dal mio estratto conto, però, si vede che le rate sono state prelevate correttamente. Mi è stato spiegato che, per errore, in un mese mi sono state prelevate due rate anziché una e la seconda si è riversata sulle successive. Sono così passato dall’essere creditore all’essere debitore. La segnalazione all’istituto di credito è partita in automatico, senza che io fossi informato, come invece prevede la legge italiana.

Le difficoltà di aprire un’attività in Italia

Hai lanciato una raccolta fondi per dare vita al tuo progetto. Che risposta hai avuto?

Mi sono accorto che, purtroppo, è un metodo che in Italia non funziona. Non siamo propensi a finanziare le imprese in questo modo, a differenza dell’America dove è una delle strategie più utilizzate.

Ti sei messo in contatto con altri aspiranti imprenditori nella tua situazione per “fare rete”?

Non l’ho fatto direttamente, ma sono stati loro a contattarmi.

Si tratta di giovani, ma non solo. Ho parlato anche con un uomo di oltre 60 anni. Tutti mi hanno confermato che, se non hai garanzie di offrire, nessuno è disponibile a darti finanziamenti. Tutti gli incentivi di cui si sente parlare non sono altro che una facciata. Lo trovo sconvolgente. Ho perso la casa e se non riesco a saldare la rata entro fine ottobre perderò anche il negozio, con i lavori che ho già fatto e i soldi che ho già investito.

Cervelli in fuga e reddito di cittadinanza

In Italia c’è la tendenza a descrivere i giovani o come dei “mammoni” e “fannulloni” o come cervelli in fuga. Perché c’è così poco spazio per chi invece, come te, vuole rimanere e dare il proprio contributo all’economia del Paese?

Abbiamo poche opportunità e di conseguenza le possibilità sono solo due: o accettare quello che c’è, ovvero lavori precari, o andare all’estero. Il problema fondamentale resta la mancanza di incentivi. Ultimamente sto leggendo non solo dei famosi “cervelli in fuga” ma anche di lavoratori più “umili”, dai commessi alle estetiste.

Hai mai pensato di seguire il loro esempio e andare all’estero?

Sì e no. Ho sempre sognato di restare a Torino, di costruire qui il mio futuro. Solo nell’ultimo anno ho pensato di lasciare tutto e cercare fortuna altrove, però non lo ritengo giusto. Il mio progetto è stato più volte valutato come valido, quindi non capisco perché non dovei riuscire ad attuarlo nel mio Paese.

Hai mai preso in considerazione una strada alternativa, come quella del reddito di cittadinanza?

Non solo ci ho pensato ma l’ho intrapresa, nonostante non la ritenga una misura efficace. Il sussidio, però, mi è stato rifiutato.


Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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