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Estremisti di destra progettarono attacco a moschea: due arresti

Sono in totale 12 le persone indagate e 2 quelle arrestate per aver progettato un attacco ad una moschea nel senese.

Attacco moschea senese

Un’intercettazione disposta dalla Dda di Firenze ha permesso di portare alla luce la preparazione di un attacco ad una moschea del senese. Autori del gesto sarebbero stati esponenti dell’estrema destra: gli inquirenti ne hanno arrestati due e indagati dieci.

Attacco a moschea nel senese

Il loro piano sarebbe stato quello di far saltare la condotta del gas della moschea di Colle Val D’Elsa. Le indagini sono partite da una serie di conversazioni intercettate sui social in cui è evidente la volontà di compiere l’attacco, poi mitigata dalla paura di essere scoperti dalle forze dell’ordine. “Fermi ragazzi fermi, fermi tutti, come ci si muove siamo guardati a vista“, avrebbe suggerito qualcuno.

Le parole sono comunque bastate a dar origine a delle perquisizioni che hanno portato al rinvenimento di armi, legittimamente possedute e sequestrate, e ordigni bellici della Seconda Guerra Mondiale.

In un garage sono infatti stati trovati tritolo, silenziatori per armi costruiti artigianalmente e bottiglie riempite con polvere da sparo ricavata svuotando alcune bombe del secondo conflitto mondiale.


Gli arresti

I militari hanno arrestato due persone, Andrea Chiesi e il figlio Yuri. Il primo è un impiegato nella banca Monte dei Paschi di Siena, mentre il secondo lavora in un autosalone. Su di loro pende l’accusa di detenzione illegale di esplosivo e di costituzione di un’associazione di estrema destra a scopo eversivo. Si tratterebbe di un nucleo deviato dal Mis, il Movimento Idea Sociale fondato nel 2004 da Pino Rauti, prima esponente del Msi. Andrea Chiesi avrebbe anche postato in rete una foto che lo ritraeva in uniforme mimetica con le mostrine delle SS tedesca.

Un altro scatto lo mostrava invece sul luogo di fucilazione di Benito Mussolini mentre con la mano fa il gesto di sparare ad un cartello dell’Anpi.

Oltre a loro sono state indagate dieci persone, fra cui due dipendenti della banca. Nelle loro abitazioni sono state trovati documenti apologetici, armi, divise delle SS e piani per agire contro l’invasione islamica. Nessuno di loro ha precedenti e tutti vantano una fedina penale pulita. Secondo gli inquirenti i contatti avvenivano sia via social che tramite incontri diretti. Nelle conversazioni intercettate figurano anche offese rivolte a Sergio Mattarella.


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