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Avvocato della Panarello: “Condannata senza sapere movente omicidio”

Il legale di Veronica Panarella spiega che la Cassazione ha confermato la condanna di 30 anni senza però indagare sul movente dell'omicidio.

Avvocato Veronica Panarello Cassazione

Ospite di Quarto Grado, l’avvocato di Veronica Panarello commenta la sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per la donna, ritenuta responsabile dell’omicidio del figlio Loris Stival.

Avvocato di Veronica Panarello su sentenza Cassazione

Il legale Francesco Villardita ha ammesso di non aver ancora incontrato Veronica dopo la sentenza. Ha però spiegato che nei momenti precedenti alle parole del giudice era visibilmente scossa ma con poche attese e basse aspettative. Questo perché, ha spiegato, la Cassazione non dà un giudizio di merito dato che il processo si fa realmente nei primi due gradi.

Lui aveva chiesto l’annullamento della sentenza di secondo grado con rinvio ad un nuovo processo in Appello condizionato ad una nuova perizia psichiatrica. La Suprema Corte ha però ritenuto inammissibile la richiesta chiudendo definitivamente la drammatica vicenda.

Di fronte a ciò, l’avvocato ha sottolineato che si è trattato di un processo che ha decretato l’omicidio di una donna senza mai chiedersi il movente. E soprattutto che si è espresso nei confronti di una donna la cui stabilità mentale non è a suo parere tale da consentire la condanna.

Ha ribadito che, stando al giudizio, la donna avrebbe ucciso un figlio non con un dolo d’impeto né con una premeditazione e allo stesso tempo non avrebbe un disturbo di personalità così grave da poter trovare un movente. “Questo è il vero problema di questo processo: non si sa perché è accaduto l’omicidio“. Il primo grado aveva ipotizzato che fosse avvenuto perché Loris non voleva andare a scuola, idea però rigettata in Appello.

I periti che hanno analizzato il caso Panarello hanno giudicato la donna perfettamente cosciente nell’atto pur evidenziandone la personalità instabile e istrionica.

I giudici non hanno infatti mai creduto ai blackout della donna, che in quasi cinque anni ha raccontato tantissime versioni diverse dell’episodio, arrivando ad accusare persino il suocero. Per questo Villardita chiedeva che venisse fatta una nuova perizia, cosa che però gli è stata negata.


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