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Aggressione a Niccolò Bettarini: per i giudici l’intento era ucciderlo

Secondo i giudici della Corte d'Appello, le coltellate protagoniste dell'aggressione a Niccolò Bettarini vennero sferrate con l'intento di ucciderlo.

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Nella giornata del 2 dicembre i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno depositato le motivazioni della sentenza in merito all’aggressione nei confronti di Niccolò Bettarini, il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini accoltellato da alcuni ragazzi nel luglio del 2018. Secondo i giudici, i nove colpi sferrati contro il giovane erano “Idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte”. Le condanne nei confronti dei quattro aggressori erano già state confermate dalla Corte lo scorso 28 ottobre.

Aggressione a Niccolò Bettarini, le motivazioni della sentenza

Facendo riferimento alle azioni di Davide Caddeo, l’unico dei quattro aggressori che materialmente sferrò i fendenti al giovane Bettarini, i giudici hanno evidenziato come le coltellate furono vibrate prestando attenzione a colpire gli organi vitali situati nella parte superiore del corpo del ragazzo, con la precisa volontà di uccidere o quantomeno per cagionare “Un male non commisurabile, sicuramente gravissimo”.

Nelle motivazioni, i giudici hanno quindi accolto la tesi del sostituto procuratore generale Giulio Benedetti, che il 28 ottobre scorso affermò come gli imputati agirono con l’intenzione di uccidere Bettarini.

Viene inoltre specificato come Niccolò Bettarini si sia potuto salvare grazie alla sua corporatura robusta e all’intervento di alcuni amici che accorsero per aiutarlo davanti alla discoteca Old Fashion di Milano. Dalla violenta rissa Bettarini usci fortunatamente senza gravi ferite, eccezion fatta per la lesione di un nervo del braccio per la quale venne operato il giorno successivo.

Le condanne agli aggressori

Sempre nell’udienza del 28 ottobre i giudici confermarono le condanne nei confronti dei quattro aggressori. L’esecutore materiale delle coltellate Davide Caddeo venne infatti condannato alla pena più elevata di otto anni di carcere, mentre Albano Jakei, Andi Arapi e Alessandro Ferzoco vennero condannati rispettivamente a sei anni e quattro mesi, cinque anni e cinque anni e sei mesi.

Per Jakei e Caddeo vennero tuttavia lievemente ridotte le condanne di primo grado, a causa di un errore nel calcolo iniziale della sentenza.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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