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L’opinione di Sara Giudice

Professore a Siena inneggia a Hitler: dove finisce la libertà di espressione?

Il professore Ermanno Castrucci inneggia a Hitler su Twitter e viene sospeso dall'Università di Siena. Qual è il confine della libertà di espressione?

professore siena hitler
professore siena hitler

“Le frasi da me pronunciate rientrano nell’ambito delle convinzioni personali non violente, e trovano tutela nel principio di libertà di pensiero e di espressione garantito ad ognuno ed esplicitamente richiamato nella Costituzione”. Così Emanuele Castrucci, professore ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Siena, risponde alla richiesta di chiarimenti riguardo alcuni suoi post pubblicati su Twitter che rischiano ora di costargli molto caro. Il rettore Francesco Frati parla di un procedimento disciplinare rapido e racconta di aver perseguito anche le vie legali con tanto di esposto alla procura della Repubblica. Oggi tutti giurano, dal corpo docenti agli studenti, di non essersi mai accorti del pensiero cosi radicale del professore, nonostante i vent’anni di onorata carriera in Università a Siena.

Lo scandalo del professore di Siena pro Hitler

Sicuramente uno dei post più difficili da digerire, anche per un libertario convinto, è quello in cui afferma che “Hitler non era un mostro ma ha cercato di combattere i mostri veri”.

I mostri in questo caso sarebbero gli ebrei, come è evidente da molte altre esternazioni su Twitter esplicitamente e orgogliosamente antisemite. Una continua provocazione e difesa della purezza della razza europea e riferimenti letterari di noti filosofi nazisti come Carl Schmitt.

Soltanto un mese fa, l’otto di novembre viene postato un faccione enorme di Laura Boldrini con tanto di scimmiottamento della frase di Evelyn Beatrice Hall (spesso e volentieri attribuita a Voltaire) “non sono d’accordo con quello che dici e farò di tutto per non fartelo dire”. Il pensiero è chiaro, la direzione che prende il pensiero del Professore è limpido come l’acqua di un torrente di montagna.

La sfida è culturale

Ma il nostro di pensiero? Nostro inteso come comunità, come società. Noi siamo disposti a combattere contro tutto e tutti per lasciare al professore il diritto di esprime queste ripugnanti opinioni e soprattutto per salvaguardare il pensiero illuminista che vogliamo contrapporre proprio al suo? La sfida forse è proprio questa, è culturale e non va posta sul piano penale perché l’opinione non può e non deve essere punita penalmente, per quanto aberrante possa essere.

“Lui da sempre nei suoi scritti ha espresso opinioni di stampo nazional-conservatore e fortemente reazionarie.

Due dei testi che gli studenti dovevano esaminare si chiamavano ‘critica all’ideologia dei diritti dell’uomo’ e ‘il nomos della terra’. Cosi racconta Antonio, ex studente di Filosofia del Diritto. “Il primo testo arrivava anche a criticare la rivoluzione francese mentre il secondo è una vera e propria apologia della guerra”. Ora, se è legittimo chiedersi se una persona con questo tipo di opinioni possa e debba insegnare in una Università pubblica è anche doveroso ricordare che, ci piaccia o meno Emanuele Castrucci ha vinto un concorso in una Università pubblica e quindi qualcuno ha ritenuto avesse le competenze idonee idoneo e che fosse meritevole di avere un incarico di così tanto prestigio.


Tra repressione e libertà di espressione

E quindi qual è il confine legittimo, giustificabile, accettabile e soprattutto esiste un confine della libertà di espressione? O il rischio è quello che qualcuno un giorno ci indichi un perimetro “dell’accettabile” e la renda via via sempre più basso? La sfida è aperta e va gestita con il giusto livello di indignazione e lucidità.

Perché il fascismo, il nazismo, l’estremismo si combatta sempre sul piano delle idee e mai su quello della repressione che non avrebbe altro effetto se non quello di legittimarlo.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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