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L’opinione di Giampiero Casoni

Perché è più violento il gesto della fedele dello schiaffo di Papa Francesco

L'istintiva reazione di Papa Francesco nei confronti dell'esagitata fedele ha scatenato molte polemiche contro il Pontefice. Ma siamo sicuri che il gesto di violenza sia quello di Bergoglio?

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Sdoganare l’ascia e inorridire per il lavoro della lima è il nuovo trend del nuovo ventennio, che ha preso avvio oggi ma che aveva sparso semenza negli ultimi anni ad esso precedenti. La spieghiamo facile che non è da galantuomini torturare le nostre menti fatte bradipe dal torpore dei pasti festivi: il Papa Francesco versione ceffonesca del 2020 ha ragione o, quanto meno, ha ragioni da vendere e il suo gesto, additato sui social come archetipo di deflagrante scandalo, è stato la cosa più umana che un Papa uomo potesse mettere nel carniere delle possibili reazioni di fronte all’affetto violento di una fedele.

L’umano schiaffo di Papa Francesco

E di fronte all’ennesimo invito a schierarsi a favore o contro, dinnanzi all’ennesimo cimento di guelfo-ghibellinismo a cui proprio pare noi italiani non si sappia sfuggire, stare dalla parte del Pontefice ‘manolesta’ non è gesto difficile, perché dà polpa all’umanità di un uomo che da tempo ha dato scacco matto alla santità ieratica e perché prima di sguinciare la pagliuzza nell’occhio di una singola pazienza assaltata come Fort Apache dovremmo scrutare sereni la trave di un universo in cui la violenza, il suo linguaggio ed ogni sua liturgia sono diventati paciosa e trucida consuetudine.

Dacci oggi il nostro odio quotidiano

Perché si, la chiave di volta sta tutta nella violenza e nel benaltrismo che oggi, nostro malgrado e dopo averne censurato l’abuso becero, siamo costretti a tirar fuori dal cilindro assieme alla Citrosodina post abbuffata.

Che il mondo contemporaneo abbia gradualmente ma inesorabilmente ceduto al sessappiglio scemo della violenza in ogni sua forma non è dato discutibile: usiamo parole grevi come macigni per ogni minoranza immaginabile, comprendiamo ed avalliamo come sistema etico qualsiasi aggressione fisica o verbale nei confronti del pensiero non allineato, intortiamo i social con auguri di stupro a qualsiasi donna che non sia madre, cattolica, monofamilista e sovraneggiante, invochiamo le mitraglie come Bava Beccaris contro ogni natante che solo provi a pucciar chiglia nelle nostre acque, concimiamo le tastiere dei nostri pc e smartphone con la bava rabida dei popoli impazziti e poi diamo del violento ad un Papa che perde la pazienza e in un baleno di muscolarità istintiva rifugge all’assalto di una fedele mannara dandole uno schiaffetto dopo esser stato abbrancato come una patella da una piovra nel bel mezzo di quella che potremmo immaginare esser stata una semplice giornata difficile?

Il coraggio del perdono

E osiamo di più: neanche ci frega più di tanto che proprio in questi minuti Papa Francesco abbia (ovviamente) chiesto scusa per il suo gesto perché il senso di quello che vorremmo passasse sta tutto a monte dell’epilogo etico e socialmente ortodosso della faccenda. Il senso di quello per cui siamo con Papa Bergoglio trova linfa nell’ipocrisia di un popolo che cala la mannaia su ogni articolazione del vivere civile.

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