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Coronavirus, Italia isolata: è razzismo anti-italiano o ovvie precauzioni?

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L'Italia è isolata a causa del Coronavirus. Ora dobbiamo aspettarci che i governanti degli altri Paesi vadano a cena in una pizzeria napoletana, come i nostri sono andati nei ristoranti cinesi?

coronavirus-mascherine

Ho fatto una critica, rispettosa nei toni ma dura nella sostanza, al Presidente della Repubblica per essere andato a far visita a una scuola romana dove sono numerosi i bimbi cinesi. Mi sembra ovvio che non criticassi la generosità di un incontro con i bambini, o gli adulti, di qualunque colore, cultura, lingua essi siano (e considero preziosa, ad esempio, la successiva visita alla sinagoga di Roma).

Il fatto è che un gesto simbolico così forte, in quel momento, aveva un solo messaggio: non abbiate paura dei cinesi di ritorno dal Capodanno cinese, non ritraetevi, non abbiate timore, non incrociate i loro sguardi con un’inutile e offensiva paura.

Ed è stato un messaggio sbagliato, nel momento sbagliato. Perché ha fatto abbassare la guardia, e convinto che in fondo si trattava solo di una storia di due cinesi di passaggio a Milano e Roma, che non ci riguardava.

E nello stesso tempo, in modo più grottesco, c’era chi, da Milano a Lodi (sì, Lodi) organizzava cene con riso alla cantonese e involtini primavera, in solidarietà con i ristoranti cinesi, disertati per timore, non per quel razzismo che loro vedono ovunque.

Nessuno invece organizzava un piano, un modello di risposta a una possibile emergenza: sapete cosa vuol dire occupare la terapia intensiva di un ospedale con pazienti sospettati di essere affetti da Coronavirus?

Vuol dire bloccare tutte le altre operazioni chirurgiche.

Ma noi, ridendo dei cinesi che in dieci giorni, da buon regime dittatoriale, costruiscono un ospedale apposito, noi che invece gli ospedali siamo bravi a chiuderli, non abbiamo pensato prima come muoversi se si fosse presentata un’emergenza, quanti fossero i posti letto, dove, quanti i tamponi, quanto il personale.

Né come isolare focolai, né come comportarci con le scuole, né come far avere mascherine e detergente agli anziani, no, corsa all’accaparramento, di cibo e acqua di un popolo preso alla sprovvista perché la sua classe dirigente era impegnata nell’impegno contro il razzismo.

Né, e temo lo vedremo, hanno pensato a una exit strategy: quale algoritmo ci dirà se il contagio è calato al punto tale da riaprire scuole e tutto il resto ? O succederà come con il maltempo, che ogni sindaco decreta l’allerta pur di pararsi le spalle ?

Il secondo virus che percorre l’Italia è la politica: conta solo se devi salvare Conte, se devi difendere il PD, se devi ricacciare indietro Salvini e i barbari.

Non ho proprio alcun interesse a far vincere i “barbari”– e nessun altro, del resto – e guardo tutto con la distanza degli anziani, così inutili da essere considerati una quota di decessi tollerabile, nel contagio da cui i forti guariscono, è un’influenza.

Ma non ho avuto risposta, e mi sembra che l’abbiamo cercata in pochi, a una domanda: come mai siamo il paese europeo con il maggior numero di contagi? Fonti ufficiali e sostenitori sparsi dicono: è perché noi facciamo i controlli, e gli altri no.

E i morti? Diranno che gli altri li nascondono, li spacciano per decessi di routine.

Allora, se stiamo dicendo che siamo i migliori, e che gli altri sono fuor di controllo, perché non ci sconsigliano di andare in Francia o in Gran Bretagna, dove evidentemente si rischia più che da noi, così bravi e rassicuranti? Va detto anche che l’Europa, appesa alle finestre di molti balconi milanesi, è un pullulare di sovranismi sanitari, o no?

Ma torniamo alle iniziative simboliche. Lo sapete: siamo isolati. Ci respinge perfino la Macedonia, in Argentina i voli diretti dall’Italia li fanno atterrare in un aeroporto apposito, non a Ezeiza, in Gran Bretagna quarantena.

Allora: è razzismo anti-italiano? O sono forse ovvie precauzioni? Cosa dobbiamo aspettarci da un sindaco di Buenos Aires o da un presidente di repubblica balcanico, che vadano a cena in una pizzeria napoletana, altrimenti sono tutti razzisti? E davanti alla reazione della donna di Ischia davanti a un pullman di lombardi, una serata con risotto e ossobuco?

Giornalista, scrittore e volto noto del giornalismo d'inchiesta televisivo italiano. Ha esordito nel giornalismo cartaceo come penna di Lotta Continua nel 1979, seguendo il mondo dell'America Latina. Reporter di guerra ha raccontato i conflitti dell'ex Jugoslavia, della Somalia e del Medio Oriente. Ha condotto lo storico programma Terra! in onda sulle reti Mediaset. Vicedirettore del Tg5 fino al 2013 ha tenuto la rubrica Mezzi Toni su Tgcom24.


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Toni Capuozzo

Giornalista, scrittore e volto noto del giornalismo d'inchiesta televisivo italiano. Ha esordito nel giornalismo cartaceo come penna di Lotta Continua nel 1979, seguendo il mondo dell'America Latina. Reporter di guerra ha raccontato i conflitti dell'ex Jugoslavia, della Somalia e del Medio Oriente. Ha condotto lo storico programma Terra! in onda sulle reti Mediaset. Vicedirettore del Tg5 fino al 2013 ha tenuto la rubrica Mezzi Toni su Tgcom24.

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