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Omicidio Pamela Mastropietro, a rischio l’ergastolo di Oseghale

L'ergastolo di Innocent Oseghale, condannato per l'omicidio di Pamela Mastropietro, potrebbe saltare per un difetto di notifica.

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Omicidio Pamela Mastropietro, a rischio l’ergastolo di Innocent Oseghale. La sentenza nei confronti dell’uomo, condannato in primo grado per l’omicidio della 18enne romana nel 2018, rischia di saltare per difetto di notifica.

Omicidio Pamela Mastropietro: ergastolo a rischio

È stato uno degli omicidi più cruenti che la cronaca italiana ricordi quello di Pamela Mastropietro, uccisa all’età di 18 anni mentre era residente in una comunità di Corridonia, Macerata.

Fatti che risalgono al 2018 e che videro la condanna all’ergastolo in primo grado di Innocent Oseghale, responsabile del gesto. Ora, a distanza di poco più di due anni, un difetto di notifica avvenuto nei primi mesi d’indagine nei confronti del cittadino nigeriano rischia di far saltare la condanna. L’uomo, ricostruendo la vicenda insieme ai suoi legali, avrebbe fatto presente che durante il suo periodo di reclusione nel carcere di Montacuto, Ancona, non avrebbe ricevuto la notifica degli accertamenti tecnici medico legali e tossicologici effettuati sui resti di Pamela.

Quest’ultimi, comunicati solamente all’avvocato difensore dell’indagato, sarebbero dovuti essere comunicati anche al detenuto, così come previsto dal Codice di Procedura Penale. Un difetto già precedentemente sollevato in sede di udienza preliminare all’epoca dei fatti, per la quale sono state ora chiamate a esprimersi le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione.

Il principio di difetto affermato dalla Cassazione il 27 febbraio 2020 stabilisce che le notifiche debbano essere depositate in carcere all’indagato stesso: tuttavia, nel caso di Oseghale, quest’ultimo aveva deciso di farsi recapitare la corrispondenza presso lo studio del suo avvocato, dove aveva stabilito il domicilio.

L’avvocato della parte civile Marco Valerio Verni, si è così espresso: “Cosa si rischia se il difetto di notifica venisse riconosciuto nel processo Oseghale e dovessero, di conseguenza, essere riconosciuti nulli gli iniziali accertamenti? Rischieremmo di perdere alcuni esami medico legali e tossicologici sul corpo di Pamela. Sarebbe più difficile, a quel punto, dimostrare l’accoltellamento, ma anche l’overdose, paradossalmente. Ma Pamela, chiaramente, non è morta di freddo”.

Il caso

Pamela Mastropietro fu brutalmente assassinata il 30 gennaio 2018. Scomparsa da circa 48 ore, il corpo della giovane fu ritrovato fatto a pezzi in due valigie, gettate in un fossato nella zona di Pollenza. Innocent Oseghale fu arrestato il 1° febbraio, dopo essere stato riconosciuto da alcune telecamere di videosorveglianza dove compariva insieme alla ragazza prima del ritrovamento dei resti. La sentenza di primo grado, condannando Oseghale all’ergastolo, stabilì che l’uomo aveva stuprato e ucciso la ragazza in una soffitta di via Spalato, a Macerata, dopo averle promesso una dose di droga. Solo a seguito avrebbe smembrato il corpo con una lama, per poi abbandonarlo, una volta lavato e dissezionato, in strada.

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