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L’opinione di Maria Michela Calculli

Scuole chiuse per Coronavirus: sono sempre le famiglie ad aiutare lo Stato

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Tenere i bambini a casa è un passo importante per la salute pubblica, ma sono sempre le famiglie ad aiutare lo Stato. Quando lo Stato inizierà ad aiutare (davvero) le famiglie?

Bambini a casa da scuola
Scuole chiuse per Coronavirus

Figli piccoli, scuole chiuse, genitori che devono lavorare, niente nonni, niente tate. Vi riconoscete? Io sì. E tra equilibrismi vari, ho qualcosa da dire in proposito.

Italia: il Paese in cui le famiglie aiutano lo Stato e non il viceversa

Dobbiamo essere comprensivi e collaborativi, c’è in gioco la salute pubblica ed è giusto così. Scuole chiuse perché i nostri piccoli sono dei super untori e noi genitori lo sappiamo quasi meglio del virologo più eserto.

Alzi la mano chi non aveva mai avuto quell’influenza intestinale di dimensioni epiche, prima di figliare. Dei dolori e delle scene pulp che mai prima nella vita. Che dire poi della sottoscritta che non aveva mai sofferto di congiuntivite, fino all’ingresso al nido del primogenito.

Ma grazie a quest’ultimo, peraltro illeso, è finita al pronto soccorso con uno sguardo paragonabile a quello di un gatto randagio. E la pediculosi, che quando parte in classe non si riesce a debellare se non dopo settimane?

Quindi sì, lo sappiamo bene noi genitori che tenere i bambini a casa è un passo importante per la salute pubblica, anche se il resto delle attività del Paese va avanti come nulla fosse.

E allora collaboriamo e di fatto noi famiglie costituiamo, in questa come in altre occasioni, un aiuto allo Stato. Ecco però poi magari, parliamo davvero di aiuti di Stato alle famiglie? E non parlo delle “mancette” date a chi ha la fortuna di avere un figlio nell’anno giusto e fare l’all in di bonus nido, bonus nascita, bonus qualunque. Parlo di un sostegno che segua le vite dei nostri figli che, sapete gente al potere, continuano a vivere con noi anche una volta compiuti i 3 anni.

Bambini a casa e mamma e papà al lavoro, come si fa?

Ma torniamo ai bambini e ragazzi a casa da scuola, per chi vive nel Nord Italia ormai a casa dal 24 febbraio scorso.
Come facciamo? In qualche modo facciamo! E parlo delle famiglie come la mia, in cui ci si occupa dei figli sempre e solo in prima persona: o mamma o papà e le scuole di ogni ordine e grado.

Si cerca di dividere le giornate o la giornata a metà. I giorni pari io, i dispari il padre, la mattina io, il pomeriggio il padre. E nel frattempo si tenta di mandare avanti il lavoro in un mondo che sembra non potersi permettere di rallentare e che lascia indietro quelli come noi, che hanno deciso di metter su famiglia.

Perché io, e tanti come me, sono una lavoratrice autonoma e se rallento, nel frattempo i miei concorrenti “figli free” o dotati di schiere di tate e nonni, vanno avanti. E questo significa perdere terreno e soldi.Ma in qualche modo ce la faremo, come sempre.

L’unica sensazione che resterà è quella di vivere in un Paese che si riempie la bocca della parola “famiglia” per poi penalizzarci in tutti i modi immaginabili, chiedendoci sacrifici enormi per poi biasimarci quando le nostre famiglie vanno a rotoli sotto il peso, anche, delle difficoltà economiche.

Chiudo con il caso che non è il mio ma che sento molto in questi giorni. Parliamo delle famiglie tenute insieme grazie agli aiuti materiali ed economici dei nonni. Ma gli anziani non sono i soggetti più a rischio in caso di contagio da Coronavirus? E allora chiudere le scuole e mettere i “piccoli untori” a stretto contatto con gli anziani non mi sembra un’idea così brillante. E non parlo delle madri e dei padri che chiedono aiuto ai propri genitori, parlo di nuovo a chi esercita il potere ed è miope su questo fronte. Ce lo vogliamo fare un bel paio di occhiali?

"Michela Calculli è nata a Gravina in Puglia, dove ha vissuto per 19 anni prima di trasferirsi a Milano per studiare Economia. Conseguita la laurea ha lavorato come analista di mercato prima e negli studi professionali poi, nel frattempo ha lasciato Milano per Torino. Qui la svolta, con l'arrivo del primo figlio e un'esperienza come redattrice in un canale televisivo che trattava temi economici, Michela ha scoperto che il suo "dono" era quello di scrivere in maniera chiara di temi complessi come Economia, Finanza e Fisco. Da una decina d'anni questo è il suo lavoro e non si è più fermata.


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Anchise Von Diakonov

Dovrebbe riflettere prima di pubblicare un simile articolo! Lo stato chiude le scuole per tutelare la salute dei suoi figli non il contrario, e lei dovrebbe essere felice di questo; avendo un lavoro (cosa non così scontata per tutti), prenda delle ferie e si goda i suoi figli per qualche giorno, li faccia sapere che hanno anche una madre e/o magari un padre. Tenere i bambini a casa non è un passo importante per la salute pubblica , è un passo importante per la oro salute. Lei si lamenta delle vicissitudini salutiste che ha dovuto soffrire a causa del contatto… Leggi il resto »


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Maria Michela Calculli

"Michela Calculli è nata a Gravina in Puglia, dove ha vissuto per 19 anni prima di trasferirsi a Milano per studiare Economia. Conseguita la laurea ha lavorato come analista di mercato prima e negli studi professionali poi, nel frattempo ha lasciato Milano per Torino. Qui la svolta, con l'arrivo del primo figlio e un'esperienza come redattrice in un canale televisivo che trattava temi economici, Michela ha scoperto che il suo "dono" era quello di scrivere in maniera chiara di temi complessi come Economia, Finanza e Fisco. Da una decina d'anni questo è il suo lavoro e non si è più fermata.

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