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Coronavirus, Galli: “Il numero dei contagiati è più alto di quello ufficiale”

Secondo Galli, in Italia potrebbero esserci più contagi di quelli ufficializzati: il motivo è legato al numero di tamponi effettuati.

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In Italia la mortalità per coronavirus è maggiore rispetto agli altri Paesi e potrebbero esserci più contagi rispetto a quelli segnalati dalle autorità. Massimo Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano sostiene che in Italia “non abbiamo avuto una sufficiente inchiesta epidemiologica sugli asintomatici”.

Inoltre, Galli ha denunciato il fatto che “non si stanno facendo abbastanza tamponi” per accertare i casi di coronavirus.

Coronavirus, Galli: “Fatti pochi tamponi”

Secondo il primario del Reparto di Malattie Infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli, in Italia sono stati fatti pochi tamponi.

Perciò, sostiene l’Infettivologo “il numero reale di contagiati è più alto di quello ufficiale”. “La Corea del Sud – ha poi aggiunto il direttore del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano – ha un tasso di letalità dello 0,88%, mentre in Italia è del 6,6%. Da noi è molto più rappresentata la componente di asintomatici”.

Quello che ha voluto sottolineare l’infettivologo di Milano ai microfoni di radio Capital è che in Italia “abbiamo più contagiati dei casi per ora accertati”.

Inoltre, “la letalità è più alta perché stiamo facendo i calcoli solo su quelli sintomatici e non sulla stima globale”.

Il motivo per il quale sono stati realizzati meno tamponi di quelli necessari, secondo Galli, è legato a ragioni di carattere organizzativo. “Si sta facendo già uno sforzo immane per far funzionare gli ospedali, ma manca molto un intervento territoriale reale. In Veneto c’è stato, nella zona di Vo’ sono stati fatti tantissimi tamponi e si sono visti stati risultati”. La scelta di non fare tamponi, dunque, in altre zone “per me è discutibile, anche se – aggiunge – probabilmente è dovuta alla disponibilità negli spazi di laboratorio nel fare tutti questi tamponi”.

Tuttavia, l’epidemia potrebbe terminare in soli due mesi: la condizione è la reale e concreta collaborazione dei cittadini nel rispetto delle norme imposte dal governo.

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Giorgio Gragnaniello
30 Marzo 2020 09:46

In Italia sono stati fatti finora sicuramente meno tamponi del necessario o comunque,meno di quanto auspicabile: ma in definitiva piu’ di tanti Paesi nostri vicini e di certo, non pochissimi, poiche’ sono state testate più’ di una persona su 200.Se fosse possibile il metodo di Vo’ Euganea per 60 milioni, nondimeno scenderebbe il tasso di letalità’ bergamasca ma in proporzione anche quello di altre regioni e l’ inquietante anomalia lombarda visivamente sui nuovi grafici ne sarebbe ancor più’ esaltata: improbabile, infatti, che i portatori asintomatici si siano concentrati tutti li’ !


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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