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Coronavirus: il divieto di corsa è reale?

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Non si ha ancora un quadro del tutto chiaro circa il divieto di corsa. Sull'argomento interviene il giudice Valerio De Gioia: i chiarimenti.

coronavirus corsa divieto
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Ad una settimana dalla pubblicazione del decreto anti-Coronavirus, non si ha ancora un quadro del tutto chiaro circa la questione divieto di corsa. Ad intervenire sull’argomento è il giudice Valerio De Gioia che spiega tutte le conseguenze penali alle quali si va in contro.

Violazione del divieto di corsa: il Coronavirus crea confusione

Facendo sport possiamo agevolare la diffusione del Coronavirus? Il Magistrato De Gioia, ospite del TG4 di Domenica 15 marzo, chiarisce la cosa. Per lui, escluso chi lo fa per problemi di salute, è un’irresponsabile e si macchia di un vero e proprio ‘atto criminale’. Il giudice penale del Tribunale di Roma evidenzia come si tratti di “Una violazione delle più elementari regole di buon senso. Se sono state dettate una serie di restrizioni, come uscire solamente per specifiche esigenze di salute e di lavoro e poi ci si approfitta delle necessità per fare altro, siamo complici di un reato”. Per De Gioia, la norma è stata ampliata e male interpretata, inserendo nelle situazioni di necessità anche lo svolgere attività sportiva. “Un paradosso che servano solo un paio di scarpe da ginnastica e una corsa veloce per poter avere un lascia passare e girare impunemente per la città”. E continua: “Questi sono atti criminali perchè sono trasgressioni a previsioni e provvedimenti delle autorità che trovano sanzione penale. E in caso di contagio, qualora qualcuno dicesse ‘non l’ho fatto apposta’ ebbene deve sapere che l’epidemia colposa, implica una fattispecie di reato che è sanzionata in maniera pesante e importante”.

La violazione è un reato penale


Poche frasi, ma decisamente taglienti quelle del giudice romano. Questi, prima indignato, fa poi un appello: “Abbiamo numeri che sono da bollettino di guerra. Siamo in guerra con un nemico che è pericolosissimo perchè invisibile. L’invito è dare un indicazione netta, chiara […] e far capire che il contagio si trasmette con meri contatti”. Per il magistrato sono molti infatti i cittadini che non hanno un principio di auto-responsabilità e così facendo mirano non solo sulla propria salute ma anche a quella degli altri. Rimediare ai danni di questi è poi un problema che va a gravare sulle spalle di medici ed infermieri. È perciò importante un maggiore controllo e un chiarimento circa la violazione della normativa. De Gioia qui è fermo: “Girano voci di ciarlatani che ritengono che la violazione di queste prescrizioni implichi un semplice illecito amministrativo, quasi che poi si possa risolvere con il pagamento di una multa. In realtà non è così: la trasgressione integra un reato, quello del 650 del Codice Penale, che prevede fino a tre mesi di reclusione“. Non c’è quindi molto da scherzare, il magistrato è chiaro nel dirlo, tanto più quando ci auto-certifichiamo. Il documento che si firma non è un qualcosa di blando e ha un valore giuridico importante. Qualora questo non fosse veritiero ci macchieremmo di un altro reato che porterebbe ad una pena fino due anni di reclusione.

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Da correggere: il reato è sempre penale. Grazie

Massimuzzo

Quindi a chi ha permesso lo sbarco di clandestini in pieno coronavirus è non ha fatto controlli all’inizio dell’epidemia quanti ergastoli dobbiamo dare?

Francesco

Più che chiarire smentisce la verità proveniente dall’interpretazione letterale dell’ultimo periodo dell’art.1 DPCM 9/3/20 peraltro a più riprese confermato sul sito istituzionale del Governo nella sezione FAQ ove si è più volte precisato che lo sport e l’attività motoria all’aperto e’ consentita purché si rispetti la distanza interpersonale di un metro. vietarla d’altronde significherebbe far credere di essere Stati raggirati perché allora sarebbe giustificato credere che il contagio avvenga per il semplice respirare aria comune e se così fosse allora in quarantena tutti.


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