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Coronavirus, parla infermiera di Firenze: “Lavoriamo 13 ore al giorno”

Un'infermiera di Firenze ha parlato dei turni massacranti a cui sono sottoposti i medici e gli operatori sanitari che lottano contro il coronavirus.

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Tra le tante testimonianze che da tutto il Paese arrivano in merito all’emergenza coronavirus le più significative sono senz’altro quelle degli operatori sanitari che ogni giorno lottano contro il dilagare dell’epidemia. Tra questi anche l’infermiera 29enne Silvia Cini, che dal pronto soccorso di Careggi in provincia di Firenze ha raccontato di come lei e i suoi colleghi siano sottoposti da settimane a turni di lavoro massacranti, con danni fisici e psicologici che iniziano a diventare evidenti.

Coronavirus, il racconto dell’infermiera

Sul suo profilo social la giovane infermiera ha postato un’immagine della sua mano sinistra, di colore viola e con le nocche piagate dalle troppe ore trascorse con indosso i guanti in lattice.

È la stessa Silvia Cini a raccontare: “Non ho preso a pugni nessuno. In ospedale porto sempre i guanti Med Vinyl free, non ho mai avuto dermatiti da contatto. Ultimamente tocca spesso lavorare 13 ore a fila. Tredici ore con i guanti, ogni cambio di guanti un lavaggio di mani, ogni lavaggio una disinfettata e di nuovo un altro paio di guanti.

Nel finale del suo post, l’infermiera rinnova l’appello a restare nelle proprie case per evitare il contagio e dunque un eventuale ricovero in ospedale, con le mani della ragazza che in questo frangente diventano un severo monito verso chi continua a sottovalutare l’epidemia: “In una settimana mi sono spaccata le mani.

Si fa a pugni col Corona, con la speranza che non sia lui a prenderci a pugni. Se vi e ci volete bene state a casa”.

Il caso di Riccione

Le parole di Silvia Cini ricordano da vicino quelle dell’infermiera di Riccione che qualche giorno fa raccontava la sua esperienza nel pronto soccorso della città romagnola. La donna infatti non esitava a paragonare la situazione che stava vivendo a quella di uno scenario di guerra: “Ogni giorno è come se combattessimo una guerra per cui non eravamo preparati. Ma la parte più difficile è scegliere chi intubare, cioè scegliere a chi salvare la vita. […] Questa non è una semplice influenza. Bisogna ricordarlo”.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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