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Coronavirus, Paolo Crepet parla degli italiani: “Ma quale senso civico?”

Il Professor Paolo Crepet parla di Coronavirus e italiani, analizzando le dinamiche psicologiche che si vanno a creare in quarantena.

Coronavirus, Paolo Crepet parla di senso civico e quarantena
Paolo Crepet parla di quarantena e senso civico durante il Coronavirus.

Il Professor Paolo Crepet, fra le altre cose opinionista, si espone parlando di senso civico e Coronavirus. Psichiatra, sociologo, educatore, saggista e ospite frequente di diverse trasmissioni televisive, Crepet si potrebbe definire una personalità assolutamente autorevole.

Coronavirus e senso civico

Il senso civico degli italiani non sembra convincere il professore, come spiega “Siamo quelli che parcheggiano l’auto in tripla, quarta fila, che ci piazziamo nel perimetro riservato agli handicappati”. Non sarebbe altro che senso retorico nelle esternazioni collettive, quello che ha portato molti cittadini ad esporre il tricolore fuori dalle finestre.

Crepet ha una sua, definita, opinione sugli italiani che in questi giorni sembrano dimostrare più unità che mai: “Tutto questo è avvenuto dopo le prime 3 giornate di quarantena.

Ecco, voglio vedere fra quindici giorni. Noi costretti dalle leggi per ora siamo abbastanza buonini in casa, cerchiamo di essere disciplinati, ma eroici non direi“, spiega, riferendosi alla definizione espressa dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in merito ai cittadini, ovvero quella di “grandiosa comunità”.

Paolo Crepet spiega la quarantena

La fase più difficile secondo lo psichiatra, per tanti lavoratori, sarà superare la chiusura oltre i 4 giorni. Quando si termina un’attività e avviene la comunicazione della cassa integrazione, ci si fa prendere dall’euforia che però scema nel tempo, quando si abbassa l’autostima individuale e collettiva: “Occorre ricordare che fu proprio in corrispondenza con la maggiore grande crisi economica mondiale, quella del 1929, che si contò il più alto tasso di suicidi del Novecento”, spiega il professore.

Viviamo in una società moderna ma viziata, dove ci sono diverse occasioni di svago, anche casalingo. Per fortuna c’è Internet, ci sono gli smartphone e la televisione, però questo non basta: “L’angoscia perché non sai quando finirà tutto. La gente non ha solo il terrore di prendersi la malattia. La paura inconscia nasce dal fatto di avere perso la libertà”, spiega lo psichiatra.

Finora è sempre stato tutto facile, soprattutto spostarsi e viaggiare. Adesso, che ci vediamo costretti dove siamo, questa possibilità viene meno e il passare del tempo rischia di farci sentire sempre più stretti. Su questa seria questione psicologica, Paolo Crepet esprime un messaggio molto valido: “Questa è un’importante lezione di vita. È fondamentale capire che può capitare, improvvisamente, di avere a che fare con delle privazioni, parola che molti giovani non sapevano fosse presente nel dizionario”.

Crepet: “Gli anziani sono una risorsa”

Nella nostra cultura, sembra che gli anziani siano “sacrificabili”, quantomeno da quanto si evince leggendo commenti sui social e nel web, quando si riportano dati sul Coronavirus che evidenziano la fascia di pazienti più a rischio mortalità.

Niente di più sbagliato secondo Crepet: “Una persona anziana porta esperienza, ingegno, capacità di resilienza che i giovani non hanno. Un vecchio detto recita ‘la sera conosce cose che il mattino non si immagina’. Il senso della vita è anche questo”.

Nata a Milano il 14 dicembre 1988, ha studiato Scienze Linguistiche per l'Informazione e Comunicazione. Ha collaborato con Focus Domande&Risposte, Nanopress, I Nostri Amici Cavalli, The Reiner magazine.


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Cecilia Lidya Casadei

Nata a Milano il 14 dicembre 1988, ha studiato Scienze Linguistiche per l'Informazione e Comunicazione. Ha collaborato con Focus Domande&Risposte, Nanopress, I Nostri Amici Cavalli, The Reiner magazine.

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