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Coronavirus: troppi ospedali abbandonati ora tornerebbero utili

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Ospedali abbandonati, molti dei quali hanno ancora macchinari all'interno. Strutture utili alla lotta contro il Coronavirus, mai sfruttate.

Coronavirus: troppi ospedali abbandonati in Italia
Tanti ospedali abbandonati potrebbero tornare utili durante l'emergenza Coronavirus.

Durante l’emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus, fermiamoci a pensare a quanti ospedali abbandonati o lasciati incompiuti ci sono in Italia. I posti letto non bastano, i contagiati sono troppi e la terapia intensiva è sovraffollata. Per far fronte a questa difficoltà, diverse strutture hanno dovuto adibire tendopoli e parcheggi per le ambulanze a reparti di degenza, con pazienti sotto coperte termiche per poterli far stare al meglio possibile.

Ospedali abbandonati per il Coronavirus?

Nel nostro Paese sono tantissime le strutture ospedaliere abbandonate e lasciate decadere, molte delle quali sarebbero potute tornare utili durante questa emergenza. Questa è anche una delle conseguenze che i tagli alla sanità hanno portato, e che ora stiamo pagando.

La Fondazione Gimbe, nel settembre 2019 ha censito gli ospedali abbandonati sul territorio italiano, alcuni dei quali davvero enormi, svenduti e mai acquistati, come quello sito in Friuli Venezia Giulia.

Adesso, in questi luoghi si può sentire l’eco della propria voce, fra macerie, polvere e ragnatele.

In Lombardia ci sono ospedali da 50mila metri quadrati, che un tempo erano sanatori, di dimensioni importanti, abbandonati da 15 anni. Uno di questi, riconvertito in centro ASL, adesso si trova accanto alla struttura che ha preso il suo posto. In Trentino Alto Adige, uno dei più grandi ospedali satellite della Regione rimane chiuso a seguito dei tagli alla sanità. Ora è sigillato e sorvegliato, ma un tempo era rifugio di vandali e senza tetto. Da anni se ne tenta il recupero.

Tra lavori incompiuti e burocrazia

L’Ospedale Felettino di La Spezia, Liguria, abbattuto per fare spazio ad una nuova ASL mai costruita: ha 520 posti letto. Sulla riviera ligure, un’altro è ostaggio di trattative con magnati russi e ospita grandi reparti di psichiatria oltre che pneumologia.

Anche in Emilia Romagna si assiste a spettacoli del genere.

In stato di abbandono, un ospedale pediatrico dove venivano curate le malattie respiratorie, riutilizzato poi dai partigiani. Un altro, invece, è stato inaugurato nel 1936 da Mussolini, diviso in 3 padiglioni che sono stati abbandonati nel ’97 per poi subire una riqualificazione che ne ha salvati due: uno diventato ospedale e l’altro magazzino. Il terzo padiglione rimane in vendita per circa 5 milioni di euro.

A Massa, Toscana, un palazzo di ben sette piani con 15 posti in terapia intensiva potrebbe ospitare ben 780 posti letto, invece si trova sbarrato. L’assessore ai Lavori Pubblici Marco Guidi ne ha sottolineato la potenziale utilità, riportando che anche a Carrara si trova un ospedale lasciato “morire”, con letti e bombole di ossigeno ancora pronti all’uso, oltre ad un reparto malattie infettive chiuso da 4 anni.

In alcuni ci sono ancora macchinari

Un’altra grande struttura andata sprecata è sita invece nelle Marche: si tratta di un complesso del 1800, specializzato in pneumologia, di cui un’ala è chiusa dall’88 e l’altra ha subìto una ristrutturazione, per poi essere abbandonata di nuovo.

Sempre in questa Regione, sorge un palazzo imponente che un tempo era l’unica struttura ospedaliera funzionante e adesso vede attivo solo il refettorio, utilizzato per eventi locali.

Scivolando verso il Sud dello “stivale”, a Napoli troviamo due antichi edifici sacri che svolsero anche funzioni ospedaliere, di cui uno destinato ai malati terminali. Nell’entroterra campano, invece, si trova una struttura che presenta un lato antico e uno di recente ristrutturazione, abbandonato, che conserva ancora dei macchinari al suo interno.

Queste sono solo alcuni degli ospedali in stato di totale abbandono presenti in Italia, in una situazione come quella che stiamo vivendo, questa presa di coscienza fa riflettere.

Nata a Milano il 14 dicembre 1988, ha studiato Scienze Linguistiche per l'Informazione e Comunicazione. Appassionata di lingue straniere e giornalismo, ha collaborato con Focus Domande&Risposte, Nanopress, I Nostri Amici Cavalli, The Reiner magazine. Le sue grandi passioni sono il fitness e l'equitazione, lo spettacolo, i viaggi, la fotografia e la natura.


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Cecilia Lidya Casadei

Nata a Milano il 14 dicembre 1988, ha studiato Scienze Linguistiche per l'Informazione e Comunicazione. Appassionata di lingue straniere e giornalismo, ha collaborato con Focus Domande&Risposte, Nanopress, I Nostri Amici Cavalli, The Reiner magazine. Le sue grandi passioni sono il fitness e l'equitazione, lo spettacolo, i viaggi, la fotografia e la natura.

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