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Emergenza coronavirus, Carlo Cracco: “Abbiamo perso uno dei nostri”

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Carlo Cracco ha parlato dell'emergenza coronavirus, comunicando anche una grave perdita che ha colpito gli addetti del settore.

Carlo Cracco

Nel corso di un dialogo social sulla piattaforma Instagram di Identità Golose con Paolo Marchi, il noto chef Carlo Cracco ha parlato dell’emergenza coronavirus, comunicando anche una grave perdita che ha colpito gli addetti del settore.

Carlo Cracco sull’emergenza coronavirus

Attraverso la piattaforma Instagram di Identità Golose, Carlo Cracco ha parlato dell’emergenza coronavirus. Lo chef era appena tornato dal cantiere dell’ospedale straordinario, in fase di lavorazione presso i padiglioni 1 e 2 alla Fiera di Milano, dove troveranno posto 400 letti per persone affette da coronavirus.

Ci siamo resi disponibili attraverso la Regione Lombardia a dare una mano coi pasti. Nel nostro ristorante in Galleria 6 ragazzi hanno preparato cibo che io e i miei due Alessandri, Troccoli e Ruggle, abbiamo servito a tutti gli operai che stanno lavorando.

Avevamo poco tempo, quindi siamo stati sul classico: insalata di riso con verdure e una bella frittata con zucca, castagne e patate. Cucineremo ancora nei giorni a seguire”, ha raccontato Carlo Cracco a Paolo Marchi. Alla domanda su come sia la situazione a Mosca, sede del ristorante Ovo, Cracco poi ha risposto: “Proprio ieri nella Capitale hanno chiuso tutti gli outlet della ristorazione. E presto chiuderanno anche tutti gli hotel. Come il Lotte, dove ha sede il nostro ristorante”. Per quanto riguarda il progetto di recupero del Pitosforo di Portofino ha poi aggiunto: “Stiamo ancora ristrutturando la veranda. Se ne riparlerà il prossimo anno”.

“Lasciatemi rivolgere un pensiero a tutti gli ascoltatori”, ha affermato Cracco, “la situazione è molto molto difficile quindi meno stupidaggini si fanno, meglio è.

Vedo troppa mancanza di responsabilità: se ci sono delle disposizioni, bisogna seguirle. Abbiamo anche perso uno dei nostri l’altro giorno: Matteo Malusardi, gestore e sommelier dell’Antica Trattoria al Laghett, a Chiaravalle, un luogo in cui vado spesso. Aveva 38 anni: se muore un ragazzo a quell’età vuol dire che può capitare a chiunque“. Per poi concludere: “Nella seconda metà di settimana prossima annunceremo il progetto che cambierà pelle al nostro ristorante in Galleria. Gli eventi tragici di questi giorni non possono non farti riflettere sul mondo che cambia”.

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Torquato Ferrara

Beh, dai , a 38 anni non e’ “ragazzo”. Io ne ho 39 ossia di mezza eta’ (venuto nel lontano 1981) ed un quarantenne come me ha un tasso di mortalita’ dello 0,4% cioe’ raddoppiato rispetto ai giovani di 20-25 anni al 0,2% . Mi dispiace. Ma l’eta’ conta.

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