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Coronavirus, il dramma delle prostitute: “Non sappiamo come fare”

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Senza lavoro, senza clienti e non più in grado di garantire il proprio mantenimento: l'emergenza coronavirus danneggia anche le prostitute.

coronavirus prostitute

Tra le difficoltà lavorative comportate dall’epidemia di coronavirus vi sono anche quelle delle prostitute che, dopo le nuove misure di contenimento, non hanno più una fonte di guadagno. Non essendo possibile spostarsi se non per urgenze o motivi di salute, si sono trovate a non sapere più come sopravvivere.

Coronavirus: prostitute senza lavoro

A fare un’analisi sulla loro condizione è stato un quotidiano francese che si è riferito alle donne locali, ma il discorso può essere generalizzato e trasportato in tutti i paesi soggetto della pandemia. Da quando i governi hanno introdotto misure restrittive i loro clienti sono sempre meno e, anche qualora ci siano, sarebbe rischioso accontentarli perché si potrebbe incorrere nel reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità ed essere quindi costrette a pagare una sanzione.

Altre difficoltà si aggiungono poi per le donne migranti, senza documenti e che non parlano la lingua autoctona del paese in cui si trovano. “Per loro non è facile sapere cosa hanno il diritto di fare e di non fare. Le persone che abbiamo avuto al telefono sono completamente sconvolte“, ha dichiarato una mediatrice culturale.

In Francia poi, anche quelle poche prostitute che operano come lavoratrici autonome non potranno nemmeno chiedere il sussidio garantito dallo stato agli autonomi come compensazione per la perdita di attività. Per questo una community ha lanciato una raccolta fondi online che in poco tempo ha raccolto 10.000 euro. Con questi sarà in grado di aiutare circa una trentina di prostitute.

L’emergenza coronavirus non ha colpito solo la prostituzione di strada ma anche le escort. “I miei clienti sono piuttosto ricchi, sono consapevoli dei rischi e non me lo chiedono più. Ho un po’ di soldi da parte, ma non posso durare più di un mese“, ha dichiarato una di loro. Qualcuna ha optato per utilizzare siti internet specializzati, ma non tutte si fidano e sono pratiche con i pagamenti online.

In più la rete offre molta meno sicurezza e riservatezza perché chiunque potrebbe fare uno screenshot e renderlo pubblico. Oltre al fatto che diverse piattaforme pornografiche hanno fornito l’accesso gratuito per tutti. “Comprando una buona immagine, generando clic e entrate pubblicitarie ma senza ridistribuire nulla a noi“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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milena di leo

Trovo l’accostamento sequenziale nell’esposizione dell’articolo, delle prostitute a cui comunque va la mia considerazione, perché ognuna di loro, ha dietro di sé probabilmente una storia di sfruttamento e violenza, non commento sui clienti, l’aver parlato delle donne immigrate. A colpo d’occhio lo trovo veramente scorretto

Francostars

Le prostitute dovrebbero aprire la rispettiva Partita IVA, come sentenziato ultimamente dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 141/2019.


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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