×

Coronavirus, anestesista a Bergamo: “Veleni nell’acqua e nell’aria”

Condividi su Facebook

Sull'emergenza Coronavirus, l'anestesista a Bergamo ha dichiarato: "La maggior parte degli italiani ce l'ha. Colpa di veleni nell'acqua e nell'aria".

Coronavirus anestesista Bergamo
Coronavirus anestesista Bergamo

A Bergamo non c’è più posto. In terapia intensiva i letti sono esauriti. Gli ospedali sono al collasso, il personale sanitario è stremato e si chiedono rinforzi. Al dolore fisico, tra turni massacranti e protezioni che fanno male, si aggiunge quell’implacabile dolore interiore. Chi nelle corsie dell’ospedale, chi nelle proprie case: le vittime sono ancora molte. La città, così affascinante nelle sue vie del centro, così romantica e suggestiva nella sua parte alta, è irriconoscibile, spettrale. Se ne assapora la bellezza in mezzo al frastornante silenzio che aleggia nella Bergamasca, interrotto troppo spesso dalle sirene delle ambulanze, che in una frenetica corsa contro il tempo cercano di salvare vite umane. Per far fronte all’emergenza Coronavirus, che ha colpito in particolar modo Bergamo e provincia, è stato chiamato anche Stefano Manera, anestesista di Milano.

Ha 44 anni e non si è tirato indietro davanti all’allarme che sta devastando il nostro Paese. “La valigia è quasi pronta. So quello che mi aspetterà domani a Bergamo. So che non rivedrò i miei bimbi, ma loro hanno tutto di me. Cerchiamo di non scordare questa lezione”, aveva detto alla vigilia della sua partenza per l’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Alla luce dell’elevato numero di contagi, Stefano Manera ha lanciato un allarme.

Coronavirus, l’allarme dell’anestesista a Bergamo

Agli esperti di 3B Meteo, la dottoressa Antonietta M. Gatti, che da più di dieci anni si occupa esclusivamente di nano patologie e di malattie misteriose, aveva espresso il suo giudizio su una possibile correlazione tra l’inquinamento dell’aria in Lombardia e il picco di morti a causa del Covid-19.

La Gatti ha spiegato: “Al momento non ci sono medici capaci di diagnosticare una patologia da polveri. In un progetto europeo di nanotossicologia, abbiamo già dimostrato che cellule attaccate da nanopolveri non hanno più un sistema di difesa capace di reagire. È già stato dimostrato dalla Scuola di Leuven (Belgio) che polveri nanometriche (0.1micron), se arrivano agli alveoli, passano la barriera polmonare in 60 secondi e in un’ora possono arrivare a fegato e reni e da lì raggiungere tutti i siti del corpo, nessuno escluso”. Quindi ha sottolineato: “Questo fatto è noto dagli scienziati, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già stimato in 7.000.000 ogni anno le morti per patologie polmonari, cardiovascolari e cerebrali dovute all’inquinamento.

È ovvio che, in un sistema già compromesso dalle polveri ambientali che sono responsabili di uno stato infiammatorio, un ulteriore insulto, per di più infettivo, può accelerare la morte”.

A chiarire la situazione è stato il medico 44enne Stefano Manera. Con grande spirito di sacrificio, dedizione, passione e umanità, ha lasciato la sua famiglia e la sua Milano, trasferendosi temporaneamente a Bergamo. Lui non si definisce un “eroe”. “I veri eroi sono le persone che in queste settimane stanno affrontando la malattia”, ha commentato in un’intervista riportata da Leggo. Sulla situazione all’ospedale Papa Giovanni XXIII ha dichiarato: “È spettrale. Sembra un termitaio: fuori regna il silenzio più assoluto, dentro brulica di medici che lavorano senza sosta. Tutti i pazienti hanno il Coronavirus, 70 sono in rianimazione.

Uno scenario di medicina delle catastrofi”.

Su Covid-19, invece, ha detto: “Si tratta di una malattia ancora sconosciuta, che all’inizio colpiva le persone più fragili e che adesso intacca anche giovani sani. La mia impressione è che chi si ammala abbia un substrato preesistente di infiammazione: sovrappeso, diabete, ipertensione arteriosa. La maggior parte degli italiani ce l’ha, come mai?”. La causa per lui sono “i veleni: elementi nocivi nell’aria o nell’acqua che beviamo. Per questo si pensa che il virus abbia colpito le zone più inquinate d’Italia. Di certo, quando tutto sarà finito, nulla dovrà tornare come prima”.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


Contatti:

1
Scrivi un commento

1000
1 Discussioni
0 Risposte alle discussioni
0 Follower
 
Commenti con più reazioni
Discussioni più accese
1 Commentatori
più recenti più vecchi
Massimo Alessandrini

Magari controlli sulla merda delle scie bianche che rilasciano gli aerei sarebbe il caso indagare x capire un po’ meglio cosa sta succedendo…..


Contatti:
Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

Leggi anche