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Coronavirus, il vero paziente uno è un anziano morto a gennaio?

Il paziente uno italiano potrebbe non essere Mattia: si indaga su un anziano deceduto a gennaio forse proprio a causa del coronavirus.

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Mattia, il 38enne di Codogno considerato il paziente uno in Italia, potrebbe non essere in realtà il primo caso di coronavirus nel Paese. Si fa strada l’ipotesi che ben prima di lui – un mese, per l’esattezza – un altro italiano abbia presentato i sintomi del Covid19.

Si tratterebbe di un anziano deceduto dopo essere stato ricoverato in una clinica privata del gruppo Sanna di Piacenza a gennaio (la stessa clinica che ora registra 150 operatori in malattia su 250, molti dei quali si sono ammalati proprio poco prima della diagnosi di Mattia).

Coronavirus, chi è il vero paziente uno?

Nessuna conferma ufficiale, al momento: solo un’ipotesi venuta alla luce durante un’inchiesta di Report a cui Sigfrido Ranucci dedicherà la puntata del 30 marzo, in onda su Rai3. Secondo quanto emerso dall’indagine, il vero paziente uno potrebbe essere un anziano che, dopo il ricovero, è stato portato via da operatori sanitari che indossavano tute di biocontenimento. A raccontarlo è una radiologa che lavora proprio nella clinica piacentina: è lei a sottolineare che lo stesso giorno della diagnosi del 38enne di Codogno anche un chirurgo di Piacenza ha accusato i primi sintomi, ma ha scoperto di essere stato contagiato solo una decina di giorni più tardi, mentre si trovava a Tenerife.

Lo stesso chirurgo aveva continuato a operare fino al 12 febbraio. Eppure niente di tutto questo è bastato a far suonare un campanello d’allarme.

Nessun allarme neppure dopo che, fin da dicembre 2019, nella zona è stato registrato un incremento anomalo del numero di polmoniti (proprio come a Codogno), né quando, il 17 febbraio, un secondo anziano è stato ricoverato in un’altra clinica del gruppo Sanna, la Sant’Antonino, ed è poi risultato positivo al coronavirus.

Le circolari ministeriali

Eppure, secondo una circolare emessa dal Ministero della Salute il 22 gennaio, i medici avevano il compito di vigilare sui possibili casi di Covid19 non solo segnalando i pazienti con sospetti legami con la Cina ma anche i casi di polmonite che non rispondono alle normali cure. La medesima indicazione, secondo Report, sarebbe però scomparsa dalla successiva circolare e comparsa nuovamente solo nei provvedimenti emanati il 9 marzo, quando già in tutta Italia cominciava il lockdown per contenere l’epdidemia.

Giornalista pubblicista classe 1994, nata in provincia di Monza e Brianza, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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petronilli e simulazioni di reato con cell...e cir
30 Marzo 2020 11:46

il dolore è ancora grande


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Lisa Pendezza

Giornalista pubblicista classe 1994, nata in provincia di Monza e Brianza, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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